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Un volume per conoscere l'Ipogeo di via Dino Compagni

Sotto un'anonima botola, lungo l'antica via Latina, si cela uno dei monumenti più sorprendenti della Roma del IV secolo. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra gli dedica ora un volume di alta divulgazione che, attraverso un ricco apparato fotografico e gli studi più recenti, rende accessibile un ipogeo normalmente chiuso al pubblico e rilancia nuove prospettive di ricerca

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Fra le palazzine sorte durante l'espansione edilizia del secondo dopoguerra, lungo il rettifilo dell'antica via Latina, è difficile immaginare che una semplice botola conduca a uno dei complessi funerari più sorprendenti della Roma del IV secolo.
È a questo monumento, normalmente sottratto alla visita per esigenze conservative, che è dedicato il volume L'Ipogeo di via Dino Compagni a Roma. Un itinerario tra culture, temi e immagini (edizione italiana e inglese), curato da Matteo Braconi e Raffaella Giuliani e pubblicato dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra con De Luca Editori d'Arte. Il volume è stato presentato al Museo Ninfeo di Roma nel corso di un incontro introdotto da Raffaella Giuliani, segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, con gli interventi di mons. Pasquale Iacobone, presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, di Mirella Serlorenzi, direttrice dell'Istituto Centrale per l'Archeologia del Ministero della Cultura, di Vincenzo Fiocchi Nicolai, professore emerito del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, professore dell'Università degli Studi Roma Tre e socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, e di Matteo Braconi, professore associato dell'Università degli Studi Roma Tre.

Presentazione del volume "L'Ipogeo di via Dino Compagni a Roma. Un itinerario tra culture, temi e immagini"
Presentazione del volume "L'Ipogeo di via Dino Compagni a Roma. Un itinerario tra culture, temi e immagini"

Conservare, valorizzare, divulgare

Normalmente chiuso al pubblico per ragioni conservative, l'ipogeo è accessibile solo in occasioni eccezionali. Da qui nasce il senso della pubblicazione: non un semplice catalogo, ma uno strumento di alta divulgazione capace di rendere fruibile un monumento che la sua stessa fragilità impone di proteggere.
Nel corso della presentazione Mirella Serlorenzi ha richiamato il delicato equilibrio che lega conservazione, valorizzazione e divulgazione. Gli interventi di restauro hanno richiesto soluzioni differenziate, calibrate sulle caratteristiche delle superfici e dei materiali, dimostrando come la tutela imponga continuamente un bilanciamento tra efficacia degli interventi, tempi e risorse disponibili. In questo contesto il ricco apparato fotografico del volume assume un valore che va oltre la semplice documentazione: restituisce a una comunità molto più ampia un patrimonio che, proprio per la sua fragilità, difficilmente potrà essere conosciuto attraverso la visita diretta.
“Questo libro è nato dalla collaborazione tra la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e l'Università Roma Tre e serve a valorizzare e a far conoscere un ipogeo normalmente chiuso e non accessibile al pubblico, ma che è una vera e propria pinacoteca sotterranea”, osserva mons. Pasquale Iacobone, ricordando la definizione coniata da padre Antonio Ferrua, il gesuita che studiò per primo il monumento dopo la scoperta del 1955.

Ascolta l'intervista a mons. Pasquale Iacobone, presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Non una catacomba come le altre

Il volume offre anche l'occasione per chiarire uno degli aspetti più importanti emersi dagli studi più recenti: la differenza tra un ipogeo funerario privato e le grandi catacombe comunitarie.
“La scoperta dell'ipogeo di via Dino Compagni è stata fondamentale perché ha fatto ben capire la differenza che intercorre tra ipogei funerari di piccola estensione, appannaggio di famiglie, e le grandi catacombe comunitarie”, spiega Vincenzo Fiocchi Nicolai. “Sono due tipologie di monumenti sotterranei ben differenti”.
Una distinzione che modifica anche la lettura del programma decorativo. “Negli ipogei privati possiamo trovare sepolture di fedeli cristiani o di persone ancora legate ai culti tradizionali, perché in una famiglia non si fa distinzione”, osserva lo studioso. Diversa è la situazione delle catacombe comunitarie, destinate alla sepoltura della comunità cristiana di Roma. Distinguere queste due realtà significa evitare interpretazioni improprie e comprendere meglio il significato della straordinaria compresenza di temi cristiani e pagani.

Ascolta l'intervista al prof. Vincenzo Fiocchi Nicolai, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana- Accademia Nazionale dei Lincei

Come sottolinea Iacobone, essendo un sepolcro privato “alcuni membri di questa famiglia hanno illustrato la tomba con motivi classici e mitologici, altri invece hanno espresso la loro sensibilità cristiana”. Ne nasce così un repertorio figurativo nel quale episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento convivono con immagini della tradizione classica, offrendo una testimonianza preziosa della cultura delle élite romane tra III e IV secolo.

Affreschi decorativi sulle volte dell'ipogeo.
Affreschi decorativi sulle volte dell'ipogeo.   (©Pontificia Commissione di Archeologia Sacra)

Una committenza colta e un programma iconografico senza confronti

Le oltre centoventi scene dipinte fanno dell'ipogeo uno dei più importanti laboratori dell'iconografia paleocristiana. Accanto a soggetti veterotestamentari particolarmente rari e a temi della tradizione mitologica compaiono immagini destinate a occupare un posto di rilievo nella storia dell'arte cristiana.
Tra queste, ricorda Iacobone, una delle più antiche raffigurazioni di Cristo barbato insieme agli apostoli Pietro e Paolo, ma anche una scena assolutamente singolare, interpretata in passato come una "lezione di medicina o di filosofia", con un maestro circondato dai discepoli e un cadavere disteso davanti a loro: un soggetto che ancora oggi non trova confronti diretti e continua a suscitare l'interesse non solo degli archeologi e degli storici dell'arte, ma anche degli studiosi di filosofia e di medicina.

Gesù tra Pietro e Paolo. Affresco dell'ipogeo di via Dino Compagni sulla via latina
Gesù tra Pietro e Paolo. Affresco dell'ipogeo di via Dino Compagni sulla via latina   (©Pontificia Commissione di Archeologia Sacra)

“Si tratta evidentemente di una famiglia particolarmente colta, agiata economicamente, con una formazione classica molto elevata o una formazione biblica quasi specialistica”, osserva ancora Iacobone. Un'élite che, attraverso il programma decorativo del proprio sepolcro, manifesta non soltanto la propria adesione religiosa, ma anche il livello della propria cultura e della propria condizione sociale.
Anche per Fiocchi Nicolai la qualità delle pitture e la scelta dei temi rivelano una committenza di rango elevato, probabilmente aristocratica. Il ciclo di Ercole, le immagini di Tellus e di Cerere, così come i rari episodi biblici, riflettono un ambiente culturalmente raffinato, nel quale la tradizione classica continua a rappresentare un segno di appartenenza all'aristocrazia romana mentre il cristianesimo si afferma progressivamente.

Autori del volume sull'ipogeo di via Dino Compagni e relatori alla presentazione.
Autori del volume sull'ipogeo di via Dino Compagni e relatori alla presentazione.

Le domande ancora aperte

Se l'apparato decorativo è stato ampiamente studiato, resta ancora da approfondire il rapporto dell'ipogeo con il territorio circostante.
“È uno dei temi che è stato un po' disatteso”, osserva Fiocchi Nicolai. “Poco ci si è soffermati sul rapporto tra questo sepolcro ipogeo e coloro che dovevano abitare nelle vicinanze”. L'ipotesi è che il monumento fosse collegato a una proprietà aristocratica lungo la via Latina, forse una villa, secondo uno schema già noto in altri settori del suburbio romano.
“Si può in futuro approfondire questo tema, vedere questo ipogeo di diritto privato della via Latina in che rapporto stia con gli insediamenti circostanti: questo può aprire molti scenari”.
A oltre settant'anni dalla sua scoperta, l'Ipogeo di via Dino Compagni continua dunque a offrire non soltanto nuove immagini, ma nuove chiavi di lettura della società romana del IV secolo. Più che chiudere un percorso di ricerca, il volume lo rilancia, rendendo finalmente accessibile a un pubblico non specialista un monumento che continua a modificare il nostro modo di leggere la Roma della tarda antichità.

Locandina della presentazione al Museo Ninfeo di Roma.
Locandina della presentazione al Museo Ninfeo di Roma.

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27 giugno 2026, 13:53