Grech: nella geopolitica abituata alla prepotenza, il Sinodo segno di mite ascolto
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
La grandezza dell’ascolto risiede nella sua piccolezza. Nell’umiltà del dialogo, che si confronta con una geopolitica abituata, quasi rassegnata, alla guerra e alla prepotenza economica. È questo l'insegnamento che il Sinodo ha consegnato e continua a consegnare alla Chiesa, ora entrato in una fase attuativa che non mira semplicemente ad applicare decisioni già assunte, ma a far maturare nella vita delle comunità le intuizioni emerse lungo il cammino. Realtà chiamate, a loro volta, a compiere un ulteriore passo, allargando il confronto alle Chiese di tutto il mondo. Sono queste le riflessioni proposte dal cardinale Mario Grech, segretario generale della Segreteria generale del Sinodo, nell'introdurre i lavori della quarta Sessione del Concistoro Straordinario, svoltasi oggi pomeriggio, 27 giugno.
Le aspettative sul Sinodo
Nel suo intervento, il porporato maltese ha ricordato come, all'avvio del Sinodo sulla sinodalità nel 2021, "pochi avrebbero immaginato l'ampiezza del coinvolgimento che esso avrebbe suscitato". Le diverse realtà presenti nella Chiesa hanno preso parte, in alcuni casi per la prima volta, "a momenti di ascolto e di discernimento ecclesiale", percorrendo cammini differenti, attraversando fatiche e resistenze, ma riconoscendo universalmente il desiderio di "camminare insieme, valorizzando i doni e la responsabilità di tutti".
La fase attuativa
L'esperienza sinodale, ha proseguito Grech, è stata sostenuta in modo significativo dal metodo della conversazione nello Spirito. Una consapevolezza maturata non senza fatica, capace di cogliere "la differenza sostanziale tra la conversazione spirituale, tematica, e una conversazione nello Spirito, cioè dentro il dirsi e il darsi del Risorto tra di noi come opera dello Spirito". La fase attuativa nella quale il Sinodo è ora entrato consentirà alle Chiese di scambiarsi doni ed esperienze, ampliando il "senso di appartenenza all'unico popolo di Dio". Non si tratta, tuttavia, di un processo immediato, poiché ogni cultura accoglie e traduce le intuizioni emerse secondo tempi e modalità proprie, "nelle culture, nelle istituzioni, nelle pratiche pastorali, nelle relazioni ecclesiali".
Allargare il dialogo
Per accompagnare questo percorso, la Segreteria generale del Sinodo ha delineato un itinerario che condurrà all'Assemblea ecclesiale prevista nell'ottobre 2028. L'obiettivo è tradurre progressivamente nella vita delle comunità le intuizioni maturate durante il cammino sinodale, favorendo al tempo stesso un confronto sempre più intenso tra realtà lontane sul piano geografico e culturale. In questo processo, ha precisato il cardinale, il ministero del vescovo rimane fondamentale nel promuovere la partecipazione dell'intero popolo di Dio. Accanto a lui operano le équipe sinodali, gli organismi di partecipazione, i ministri ordinati, i consacrati e le consacrate, le associazioni, i movimenti, le istituzioni formative, le famiglie, i giovani e le comunità locali.
I quattro verbi del cammino
Il percorso attuativo si articola quindi in diverse tappe, scandite da quattro verbi. Anzitutto "fare memoria", aiutando le comunità a vivere "un dinamismo di scambio tra le Chiese, che alimenti la comunione e sostenga la missione", senza ripetere la fase iniziale dell'ascolto, ma dando "ospitalità" a quanto è già emerso. Segue "interpretare", per leggere le dinamiche comuni e le tensioni emerse; quindi "orientare", aprendo la Chiesa a nuove prospettive; infine "celebrare", riconducendo il cammino compiuto al fine dell'unità.
Il legame tra Sinodo e Concistoro
Il punto di raccordo tra l'esperienza del Concistoro e quella sinodale risiede, secondo Grech, nel fatto che il convenire dei cardinali non avvenga "fuori da una maturata spiritualità ecclesiale diffusamente sinodale". La comune presenza dello Spirito Santo manifesta infatti "due dimensioni operative della stessa comunione": da una parte il Concistoro, chiamato a essere "memoria viva della comunione collegiale che il Maestro ha consegnato ai suoi primi discepoli come stile relazionale di governare"; dall'altra le assemblee sinodali, "memoria viva di quella comunione fraterna e teologale che invera ogni Chiesa locale e la rende partecipe sacramentalmente del dono della salvezza", oggi chiamate a un rinnovato discernimento e alla testimonianza.
Ascoltare e discernere insieme
Il porporato ha concluso il suo intervento rivolgendosi direttamente ai cardinali. Alcuni guidano Chiese locali chiamate a vivere questa fase attuativa, altri collaborano al servizio della Chiesa universale attraverso i Dicasteri della Curia Romana. Tutti, però, condividono "la responsabilità di custodire la comunione ecclesiale e di sostenere la missione della Chiesa". Per questo il contributo del Collegio cardinalizio alla fase di attuazione del Sinodo sarà "particolarmente importante". In un mondo attraversato da profonde trasformazioni e da sfide sempre più complesse, la sinodalità si presenta così come una "risorsa missionaria", capace di aiutare la comunità ecclesiale ad ascoltare le domande dell'umanità e a discernere insieme i passi da compiere.
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