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2026.06.26 Concistoro straordinario - Aula Paolo VI

Concistoro, conclusa la prima giornata di lavori nel segno della pace

Pomeriggio di confronto in Aula Paolo VI per i cardinali presenti. Forte la condivisione sulla necessità di lavorare per la costruzione della pace e della “civiltà dell’amore” anche attraverso un linguaggio fatto di ascolto e perdono. Numerosi gruppi hanno condiviso la necessità di superare la logica della guerra giusta e di parlare piuttosto di diritto ad una difesa proporzionata. Papa Leone ha preso parte all’inizio della sessione e poi al termine guidando la preghiera conclusiva

Vatican News

Il pensiero alla “dolorosa situazione del Venezuela” e alle tante vittime che il terremoto ha provocato ha aperto la sessione del pomeriggio di oggi, 26 giugno, del Concistoro straordinario che si tiene nell’Aula Paolo VI. Una sessione sul tema “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore”, dedicata alla riflessione sul capitolo V dell’Enciclica Magnifica humanitas, iniziata con la preghiera comune e la moderazione del cardinale Pablo Virgilio Siongco David che ha passato poi la parola al cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, per la sua relazione introduttiva. Papa Leone ha preso parte all’inizio della sessione ed è poi rientrato al momento della plenaria.

La guerra non va normalizzata

I lavori hanno poi preso il via, 11 gruppi hanno riferito in Aula, gli 8 del primo insieme e 3 del secondo. Tutti hanno parlato delle criticità del tempo presente, “della forza disumanizzante della cultura della potenza, - si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede - della sua universalità, della tentazione di conformarsi alle logiche dei potenti, di normalizzare la guerra e la polarizzazione che portano a un abbassamento della soglia di tolleranza nei confronti della violenza e a una pericolosa semplificazione nella ricerca di soluzioni”. Da qui il richiamo alla responsabilità per costruire la pace e la civiltà dell’amore, alla testimonianza credibile, anzitutto nella Chiesa, della necessità di un linguaggio che guardi alle persone, fatto di ascolto, di perdono, di riconciliazione, di giustizia riparativa, di gesti. Un linguaggio in grado di toccare il cuore di chi è in conflitto e che è capace di comprenda le ferite generate dalla guerra, “una lingua che faciliti la ricerca dell’unità nella Chiesa”.

La responsabilità di costruire la pace

Unità nella Chiesa per essere credibili e dialogo necessario con le altre fedi e religioni, particolarmente con l’Islam: è stato questo un altro punto sottolineato nel confronto dei gruppi. “In un tempo in cui la globalizzazione dell’indifferenza rende insofferenti alla sofferenza altrui”, ogni persona deve assumersi la responsabilità della costruzione della pace. In questa prospettiva, tutti i gruppi hanno evidenziato la centralità della fede in Cristo, del Vangelo che cambia il mondo quando non si accetta che sia solo teoria, e della vocazione originaria della Chiesa, perché esistono situazioni che per essere affrontate hanno bisogno dell’intervento di Dio. Alcuni gruppi in questa chiave hanno poi segnalato il lavoro della Chiesa in Terra Santa e in Est Europa. 

Spazio nella discussione anche al ruolo del potere politico, “libero dal collegamento tossico con il potere economico”; si è parlato di famiglia, di educazione, della fatica ad uscire dalla logica delle risposte immediate, di un’audace opera di evangelizzazione. Vari gruppi hanno citato il ruolo della diplomazia della Santa Sede e dei Nunzi nel far sentire la voce della Chiesa. 


Accanto al Papa nel suo appello alla pace

In questo contesto è emersa la necessità di superare la logica della guerra giusta, poiché il vangelo non si impone con la forza, di parlare piuttosto di diritto ad una difesa proporzionata. Profonda gratitudine è stata espressa a Papa Leone per l’Enciclica, per la sua condanna dei conflitti e per i richiami alla pace. C’è stata anche la riflessione sul munus petrino, garanzia dell’indipendenza della Chiesa dall’autorità politica, e sul bisogno di gesti che in questo tempo possano essere icone di pace. 

Una chiamata alla responsabilità

Infine c’è stato spazio per alcuni interventi personali sulle tematiche della sessione. Alcuni cardinali hanno ringraziato per lo spazio di condivisione rappresentato dal Concistoro, ribadendo anche la necessità di lavorare insieme ai leader delle altre religioni per affermare la civiltà dell’amore. Alcuni hanno riportato la reazione di molti alle parole severe del Papa nell’Enciclica sul ritardo della Chiesa nel condannare la schiavitù; parole che hanno aperto il cuore. L’Enciclica hanno evidenziato i porporati è una chiamata pure per il Collegio Cardinalizio per assumersi la responsabilità della costruzione della pace anche attraverso simboli come fu l’Incontro di Preghiera per la Pace convocato da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986. Al termine della Sessione, attorno alle ore 19:30, Papa Leone ha guidato la preghiera conclusiva.

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26 giugno 2026, 22:00