Concistoro, 178 cardinali ai lavori della prima sessione con il Papa
Vatican News
Erano presenti 178 cardinali oggi, 26 giugno, alla prima sessione del Concistoro Straordinario convocato da Papa Leone XIV in Vaticano. Dopo la celebrazione della Messa nella Basilica di San Pietro, alle 9:30, i porporati si sono trasferiti nell'Aula Paolo VI per riunirsi nei tavoli secondo i gruppi di lavoro di appartenenza, 8 di cardinali elettori ordinari (inclusi nunzi e cardinali elettori che hanno concluso il servizio come ordinari) e 10 gruppi di cardinali elettori della Curia Romana e cardinali non elettori. Dopo il canto del Veni Creator, il cardinale Rueda Aparicio, che ha moderato questa prima sessione, ha dato inizio ai lavori e dato la parola al cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, per il suo saluto. Successivamente ha preso la parola Papa Leone XIV con un intervento introduttivo.
La meditazione biblica del cardinale Ryś
Al termine dell’intervento, il cardinale Rueda Aparicio ha sottolineato la richiesta di aiuto del Papa rivolta ai cardinali, e assicurato il loro sostegno, con fede, gioia e disponibilità. Il cardinale ha poi presentato brevemente la sessione “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”. Infine ha dato la parola al cardinale Ryś, che ha offerto una meditazione biblica per introdurre la riflessione nei gruppi di lavoro sulle "sofferenze, tensioni e interrogativi che attraversano oggi i popoli e le comunità ecclesiali" e sui "segni di speranza, di fedeltà al Vangelo e di possibile riconciliazione da portare all’ascolto comune".
I lavori di gruppo
Dopo un prolungato momento di preghiera silenziosa, i cardinali, suddivisi nei diversi gruppi, hanno avuto modo di condividere il proprio pensiero secondo le modalità indicate. Ciascun gruppo ha definito quando effettuare una breve pausa nel proprio lavoro e alle ore 12:10 in assemblea plenaria i segretari di alcuni dei gruppi, tutti gli 8 del primo insieme e 4 del secondo, hanno riferito riguardo alla propria riflessione condivisa. Tutti i gruppi hanno sottolineato in termini profondamente consapevoli la sofferenza vissuta dagli uomini e dalle donne in questo tempo di profonde trasformazioni sociali.
Tra i temi emersi in risposta alla prima domanda, sono la crescente polarizzazioni all’interno delle società e comunità, generatrice di tensioni politiche e di violenza, e alimentata dalle fratture sociali, come dall’uso di informazioni false e da una comunicazione diffusa che non favorisce l’incontro; si è sottolineato come la polarizzazione renda difficile la governabilità e la convivenza, come cresca la violenza come mezzo di risoluzione delle controversie, sfociando in antagonismi personali, aggressività, o, a livello internazionale, nelle guerre e nei conflitti. Vari dei gruppi hanno evidenziato come molti luoghi del pianeta soffrano per il mancato rispetto delle minoranze, religiose ed etniche, che mette in crisi la libertà religiosa e sfocia in ostilità, o persino violenza, particolarmente contro la Chiesa; in questo senso alcuni dei gruppi hanno citato anche il crescere dell’antisemitismo.
Molti dei gruppi di lavoro hanno parlato dell'individualismo esasperato, della crisi della famiglia, soprattutto della solitudine, degli anziani come dei giovani, come causa di mali ancora peggiori, della crescita dei suicidi e dell’uso delle droghe. In questa prospettiva molto si è parlato dei giovani, anche nel contesto delle crisi economiche, finanziarie, del mercato del lavoro. Al cuore di molti degli interventi era la consapevolezza di un generale senso di sfiducia, di fatalismo, di impotenza verso le istituzioni, la democrazia e il futuro, legate anche al calo delle nascite, alla crescita di gruppi criminali, della delinquenza giovanile, del narcotraffico. E in questo senso vari dei gruppi hanno sottolineato il ruolo del secolarismo, della perdita di valori trascendenti e spirituali, del senso della vita, come il diffondersi di un senso di stanchezza, dell’assenza di una prospettiva di verità segnino l’incapacità di riconoscere l’alterità e di costruire rapporti e relazioni. Si è parlato della necessità di misurarsi in maniera umana e cristiana con il fenomeno migratorio, che cambia il volto di popoli, società e comunità, rendendo urgente il bisogno di reali politiche di integrazione, mentre sorgono nuove forme di esclusione, ed è stata citata la crisi ecologica, come la corruzione e la sofferenza della vita nelle grandi città.
La Chiesa, madre e luogo accogliente
Di fronte a questi scenari, alla sofferenza descritta a tanti livelli, tutti i gruppi hanno evidenziato come sia necessario che la Chiesa si mostri madre, luogo accogliente - anche ristrutturando le parrocchie - capace di riconoscere i propri errori e rendere la sofferenza un momento di crescita, di ricordare al mondo che siamo una famiglia umana. In questo quadro è emersa anche una forte consapevolezza della responsabilità affidata alla Chiesa nel momento storico attuale. Numerosi gruppi hanno osservato che, mentre molte istituzioni attraversano una crisi di credibilità, la Chiesa si sente chiamata a parlare con autorevolezza in favore della dignità della persona, della pace, della riconciliazione e del bene comune. E specie nei contesti in cui è vicina alla sofferenza della gente, cresce la consapevolezza di come vi si possa trovare la credibilità che manca in altre istituzioni. La Chiesa è esperta di relazioni autentiche e guarda al mondo con compassione: vede giovani che hanno una sete crescente di Vangelo, con cui costruire un mondo migliore tramite la vicinanza; vede come la sinodalità sia un cammino provvidenziale per la Chiesa e l’umanità per trovare le risposte che il mondo cerca; come la carità e la promozione della solidarietà siano una testimonianza autentica di uomini e donne, laici e laiche generosi; come i migranti possano essere benedizione per le comunità che li accolgono; lavora per la pace e il coinvolgimento di tutti in comunità di fede. In questo senso è stato citato anche il valore della testimonianza della Chiesa quando è minoranza, piccolo gregge in tanti popoli del mondo. Vari gruppi hanno sottolineato il senso dell’educazione, come luogo in cui ricostruire il bene comune, e la crescita delle vocazioni, e descritto la devozione popolare e la festa della fede del popolo di Dio come segni di speranza. Si è parlato di come siano segno in questo senso tutti gli sforzi tesi al rifiuto della violenza, al dialogo, come quello ecumenico ed interreligioso, e del ruolo fondamentale della preghiera nel sostenere la pace. Nella stessa prospettiva, alcuni gruppi hanno citato il recente Viaggio del Santo Padre in Spagna, e le parole di Papa Leone, voce leale e libera in questo tempo.
Le parole conclusive del Papa
Papa Leone si è fermato fino all’inizio dei lavori di gruppo, per poi fare ritorno prima della ripresa della plenaria. Al termine delle relazioni dei gruppi è intervenuto brevemente ringraziando i presenti e sottolineando nuovamente il valore della partecipazione e del dialogo. Ha citato la meditazione del cardinale Ryś, l’immagine dell'uomo vittima, quasi morto: "Se non siamo ciechi, è vero che c'è tanta sofferenza”. La solitudine, la sofferenza, diceva il Papa, sono come il risultato di questa società, una sfida a cui la Chiesa risponde invitando tutti alla comunione, non solo aprendo le chiese e celebrando i sacramenti, ma creando occasioni e esperienze di incontro. La Sessione è terminata con la preghiera dell'Angelus e l’appuntamento per il pomeriggio è stato fissato alle ore 16.
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