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Il cardinale Grzegorz Ryś legge la sua meditazione durante il Concistoro straordinario in Aula Paolo VI. Il cardinale Grzegorz Ryś legge la sua meditazione durante il Concistoro straordinario in Aula Paolo VI.  (@Vatican Media)

Ryś: la violenza nome comune nel mondo di oggi, la Chiesa curi le ferite dell'uomo

Durante il Concistoro straordinario, il cardinale, nella sua meditazione biblica in Aula Paolo VI, riflette sulla figura evangelica dello “straniero” che si ferma a curare una persona “vittima di violenza”, “derubata” e “mezzo-morta”. L’arcivescovo metropolita di Cracovia: “Il macro-mondo di oggi è attraversato da 32 conflitti, nel micro-mondo bambini e giovani subiscono linguaggio aggressivo che arriva ad omicidio e suicidio"

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Il mondo in cui siamo chiamati a proclamare il Vangelo, non è un luogo, ma una persona. Anzi due: due uomini. Uno è il buon Samaritano, protagonista della parabola del Vangelo di Luca. L’altro è il suo “prossimo”: la persona che lo “straniero” si ferma a curare. Entrambi ci descrivono profondamente e da entrambi abbiamo qualcosa da imparare: le ferite, la solitudine, la sofferenza e le sue cause da un lato; la sollecitudine nel chinarsi a prendersene cura, dall’altro. È il cuore della meditazione biblica tenuta questa mattina, 26 giugno, dal cardinale Grzegorz Ryś, arcivescovo metropolita di Cracovia, alla presenza di Leone XIV, durante i lavori del Concistoro straordinario in Aula Paolo VI ed intitolata In che mondo siamo chiamati a proclamare il Vangelo?.

L'Aula Paolo VI durante il Concistoro straordinario.
L'Aula Paolo VI durante il Concistoro straordinario.   (@Vatican Media)

"Vittima dei briganti", un'immagine dell'uomo moderno

Il porporato si ispira al discorso conclusivo del Concilio Vaticano II di san Paolo VI. Volendo descrivere il “mondo moderno”, l'allora Pontefice affermò che “l’antica storia del Samaritano” era modello e paradigma. Dunque la dimensione mondana si riduce a quella individuale: “Pensiamo all’uomo e alla donna concreti, ricordando che entrambi sono co-creatori del mondo e responsabili di esso, e che alla fine sono ‘la prima e fondamentale via della Chiesa”, spiega il cardinale citando l'enciclica di san Giovanni Paolo II, Redemptor hominis.

Il primo volto di uomo, narrato dall’evangelista Luca, scende da Gerusalemme a Gerico e cade “vittima dei briganti”. “Essere vittima di violenza - sottolinea il cardinale polacco - è la descrizione di quasi tutti noi oggi” che viviamo in un “macro-mondo” piagato da 32 guerre in corso. Aggressività che colpisce anche il “micro-mondo di oggi”, in cui “i bambini e i giovani”, sono sempre “più spesso vittime di violenza da parte dei loro coetanei a scuola”. Prepotenze che iniziano con il linguaggio aggressivo per poi arrivare ad “omicidio” e “suicidio”.

L’uomo è anche “derubato”, “spogliato”, “ridotto in schiavitù”. Una condizione di perdita di dignità che può essere letterale – nelle schiavitù patite, per esempio, dai migranti – o simbolica e “più sofisticata”, come quella causata da "droghe, pornografia, dipendenze da ogni tipo e persino dalle tecnologie moderne, come insegna la Magnifica humanitas”. Inoltre l'uomo della parabola, dice ancora l’arcivescovo di Cracovia, “è percosso e ferito” ed “ha bisogno di un ospedale da campo”. Proprio l’essere ferito è “la diagnosi più comune oggi”: alcune di queste lesioni sono visibili – si tratta di traumi fisici, psicologici o spirituali - altre sono “profondamente nascoste e mai mostrate, eppure determinano il comportamento e le azioni di una persona”. L’uomo vittima dei briganti è anche “lasciato indietro”, ossia solo, vittima, come tanti uomini e donne di oggi, di indifferenza. Il cardinale Ryś, citando le parole di padre Timothy Radcliffe, evidenzia il controsenso di una società dove sono a disposizione “mezzi di comunicazione sofisticati”, mentre l’”uomo oggi soffre uno tsunami di solitudine”.

È “mezzo-morto”, vive ai margini della vita e, infine, cammina in direzione “opposta al tempio”, cioè si allontana da Gerusalemme: un'immagine “delle nostre società occidentali secolarizzate” o delle distorsioni della religione, finalizzate a "promuovere idee e azioni assolutamente estranee ad essa".

I cardinali ascoltano la meditazione biblica del cardinale Ryś.
I cardinali ascoltano la meditazione biblica del cardinale Ryś.   (@Vatican Media)

Il buon Samaritano, l'altro paradigma della modernità

L’altra icona dell’uomo di oggi è il “buon Samaritano”, uno “straniero, un estraneo, persino un nemico, sempre trattato con sospetto e cautela”. Cristo, puntualizza il cardinale Riś, ci invita ad “imparare da lui”. “Ora – riflette il porporato - siamo chiamati a costruire un ospedale moderno per l’uomo percosso, a conoscere tutte le sue ferite, ma anche ad andare alla sua scuola e a imparare umilmente da lui, lasciando che sia il nostro insegnante”. Da quest’uomo, deduce il cardinale, capiamo cosa sia la “compassione”: proprio "la misericordia e la carità possono essere un luogo di incontro della Chiesa e del mondo”. Ci insegna anche la “vicinanza” e l’”intimità”, la “generosità” e la “dedizione”.

Il passaggio finale della riflessione del cardinale è al contempo un resoconto dell’analisi delle due figure presentate dal Vangelo e un incoraggiamento a compiere opera di evangelizzazione dentro queste due dimensioni dell’umano: “Due volti di un uomo e una donna moderni, del mondo di oggi: un uomo mezzo morto e uno sconosciuto che ci insegnano dov'è la vera vita! Entrambi sono importanti. Entrambi sono ugualmente veri. Entrambi sono esigenti. In entrambi – conclude il porporato - Dio chiama a proclamare il Vangelo nel mondo”.

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26 giugno 2026, 15:40