2026.06.26 Concistoro straordinario - Aula Paolo VI

Fernández: sproporzionati gli interventi militari a Gaza e in Libano

Il prefetto del Dicastero per la dottrina della fede nel suo intervento in Aula Paolo VI esorta a superare il concetto di guerra giusta, si sofferma su quanto accaduto in Medio Oriente e in Ucraina, parla delle contraddizioni dell’Europa che condanna o appoggia qualche Paese a seconda delle convenienze. Il cardinale invita poi a non cedere alla cultura del potere e ad alimentare la cultura alternativa della fraternità e del bene comune

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Raccogliere l’invito contenuto nell’enciclica Magnifica humanitas a “superare la teoria della guerra giusta”; guardare alla forte trasformazione "culturale" che facilita lo scoppio di nuove guerre grazie anche alle risorse potenziate dall’intelligenza artificiale; ribadire che la Chiesa è estranea agli interessi elettorali, “non ricorre alla violenza verbale e non reclama privilegi” ma difende la dignità umana. Sono alcuni dei concetti espressi all’apertura della seconda sessione del Concistoro straordinario di oggi pomeriggio, 26 giugno, dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Una riflessione profonda intorno alla “cultura della potenza” al centro del capitolo V dell’enciclica di Papa Leone.

Il primo punto su cui insiste il cardinale riguarda la diffusione di una cultura globalizzata che coinvolge anche chi è lontano dalla guerra ma che “è orientata verso una certa passività di fronte ai progressi sfrenati di alcune forme di potere, non da ultimo anche grazie alle nuove risorse comunicative enormemente potenziate dall’intelligenza artificiale”.

La guerra giusta

Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede si sofferma poi sulla manipolazione della Dottrina Sociale della Chiesa che viene usata per dare fondamento teorico alle guerre più ingiuste; “invece di fermare le guerre, aiuta a giustificarle”. Anche il concetto di legittima difesa viene invocato nelle cosiddette “guerre preventive” ma, per il Catechismo della Chiesa Cattolica, i confini sono chiari: un danno durevole causato dall’aggressore; che tutte le strade percorse si siano rivelate inefficaci; che una guerra non si prosegua indefinitamente solo per evitare un’ingiustizia; che ci sia una “proporzionalità” tra l’attacco ricevuto e la risposta difensiva con i suoi effetti.

Gaza e sud del Libano, distruzione totale

Richiamando la Gaudium et Spes, il cardinale Fernández sottolinea che “la distruzione di intere città non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata”. Cita in proposito “l’enorme sproporzionalità degli interventi militari a Gaza e nel sud del Libano”, ricorda “l’enorme numero di bambini uccisi (in una proporzione molto più alta rispetto ad altri paesi in guerra) e il numero di case bombardate” che “ci permettono – sottolinea il porporato - di parlare di distruzione totale”. “Eppure, -prosegue - sia in Russia che nella cooperazione degli Stati Uniti nelle guerre in Medio Oriente, la giustificazione è sempre una qualche forma di autodifesa”.

Il concetto di legittima difesa

In questo contesto si è dimenticato il diritto internazionale umanitario e si assiste ad una “normalizzazione della guerra” ma anche, si legge nell’enciclica, la “preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale” con una grave “perdita della memoria storica”. In tal senso le guerre preventive “invocano unilateralmente possibili – non provate – azioni preparatorie di aggressioni esterne”, questo giustifica quanto “continuiamo a vedere a Gaza, in Libano, in Ucraina, e anche in altri luoghi”. Va dunque rivisto il concetto di legittima difesa come quello di guerra giusta.

Svalutare l’avversario

Nella riflessione del prefetto Fernández ampio spazio è dedicato al problema “culturale” della potenza. Viene denunciata una battaglia culturale, “un lavoro meticoloso, capillare e globale che porta a relativizzare tutto e che quindi finisce per dare ampia libertà ai leader violenti”, da qui la sollecitazione a fare attenzione a tre cose che i vescovi non possono accettare. Il primo riguardo il costante ricorso alla squalifica di chi la pensa diversamente e la costruzione di paure e risentimenti che preparano il terreno a nuovi conflitti. “Violenza, cinismo e dispettosi attacchi verbali da parte dei leader politici, in alcuni paesi, hanno raggiunto – evidenzia il cardinale - livelli inimmaginabili poco tempo fa”.

L’incoerenza dell’Europa

Altro punto su cui fare attenzione è il considerare la pace e il dialogo “come posizioni utopiche o irrazionali” per questo le persone si abituano alla violenza politica e alla guerra che così diventa necessaria. “A volte anche i vescovi cadono in questa trappola per non essere trattati da ingenui” infine l’incoerenza come strategia. “Se un paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi, ma, se è un paese alleato, si ignora che in esso non ci sono libertà di espressione, diritti umani o democrazia”. Il riferimento ai leader fortemente criticati nel mondo ma anche all’Unione Europea che applica sanzioni economiche a un Paese, invia aiuti di denaro e armi a un altro. Contraddizioni che nascono in nome della convenienza e che comporta una mancanza di un reale e stabile contesto di verità e valori.

La Chiesa estranea agli interessi elettorali

“La buona notizia in questo panorama oscuro – afferma il cardinale Fernández - è che oggi si apre uno spazio nuovo e insolito per la Dottrina Sociale della Chiesa. Il nostro insegnamento sociale, in verità, ha un'integrità, un'armonia e una coerenza che non si trovano nella politica, nelle proposte ideologiche o in altri settori della società”. Il messaggio del Vangelo si oppone alla guerra, è dalla parte dei fragili, è per la vita pertanto “la Chiesa è estranea agli interessi elettorali, non ricorre alla violenza verbale e non reclama privilegi. Proclama sempre l’amore salvifico di Cristo, ma non lo separa mai dalla costante difesa della dignità umana in ogni circostanza”. In conclusione il messaggio è rivolto alla Chiesa in generale. “Se stiamo attenti a non cedere alla cultura del potere, - sottolinea il prefetto del Dicastero per la dottrina della fede - e se ci sforziamo di alimentare la cultura alternativa della fraternità e del bene comune. Solo così sarà possibile la piena inculturazione del Vangelo nei nostri Paesi e nei nostri tempi”.

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27 giugno 2026, 00:39