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La Messa del cardinale Parolin nel Santuario della Virgen de Guadalupe La Messa del cardinale Parolin nel Santuario della Virgen de Guadalupe

Il cardinale Parolin in Messico: essere presenti accanto a emarginati, migranti, stranieri

Il segretario di Stato, in visita nel Paese per tre giorni fino a domani 6 agosto, celebra la Messa nel Santuario di Nostra Signora di Guadalupe. Nell'omelia, esprime solidarietà alle tante madri ancora in cerca dei figli scomparsi e poi invita, in un tempo in cui "il flagello della guerra, l’orrore della fame e la devastazione della violenza sono fin troppo frequenti", a restare fedeli a Dio che "non si è manifestato ai potenti né agli influenti, ma a un uomo semplice"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Presenza, testimonianza, preghiera: i tre capisaldi su cui il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin - che dal Guatemala si è trasferito in Messico, su invito delle autorità locali per tre giorni fino a domani 6 agosto - ha insistito oggi nella sua omelia alla celebrazione eucaristica presieduta nel Santuario di Nostra Signora di Guadalupe. Il rito, in un luogo così caro non solo al popolo messicano ma a tutto il continente americano, è uno dei momenti salienti di una trasferta che contempla incontri istituzionali sul piano civile ed ecclesiastico. Nel programma della missione, i colloqui con le alte cariche dello Stato: la presidente Claudia Sheinbaum, il ministro dell'Interno Rosa Icela Rodríguez e l'omologo agli Affari esteri Roberto Velasco Álvarez; poi quello con il vescovo Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza Episcopale.

Il cardinale Parolin nel Santuario di Guadalupe
Il cardinale Parolin nel Santuario di Guadalupe   (AFP or licensors)

Sostenere le madri in cerca dei figli scomparsi

Onorato di poter celebrare insieme anche ai pellegrini della Diocesi di Torreón accompagnati dal proprio vescovo, Parolin porta la benedizione "speciale" del Papa al popolo di "questa grande terra" che è il Messico. È il giorno di una duplice memoria liturgica che, secondo la tradizione, riporta sia al miracolo della neve sull'Esquilino a Roma (dove sorge la Basilica di Santa Maria Maggiore) sia al miracolo di Guadalupe, in cui caddero delle rose dalla tilma di Juan Diego. Il cardinale ricorda questi episodi e ne individua i nessi: la "presenza della Vergine, che non smette mai di mostrare la sua vicinanza e la sua cura per i suoi figli, aiutandoli sempre ad avvicinarsi sempre più al suo Divino Figlio". Evidenzia quella stessa determinazione che ha spinto, per esempio, la donna cananea di cui si narra nelle Scritture proposte oggi a implorare l'aiuto del Messia per sua figlia tormentata da un demonio. Gesù, di fronte alla profonda fede, la guarisce.


Da qui il riferimento ad una delle peculiarità drammatiche di questo Paese dove "tante madri continuano a cercare, con fermezza e fede, i propri figli scomparsi. Nulla può impedire loro di fare tutto il possibile - ammette Parolin - per aiutare i propri figli, e tutti noi possiamo aiutarle con la nostra preghiera", affinché "la loro perseveranza e la loro fede siano ricompensate".

Esserci. Per i bisognosi, gli emarginati, i migranti e gli stranieri

Da un luogo che è di pellegrinaggio, riflessione, conversione, missione e preghiera, il segretario di Stato vaticano, rilancia l'urgenza di annunciare la Buona Notizia in un mondo dove "il flagello della guerra, l’orrore della fame e la devastazione della violenza sono fin troppo frequenti". La rievocazione dell'apparizione mariana in questa regione del Paese latinoamericano è dunque l'occasione per esprimere l'auspicio che essa mostri "un modo per riconciliare culture e popoli in una fede veramente universale". Richiamando così all'insegnamento che dovrebbe portare alla costruzione dell'unità, Parolin raccomanda "a essere presenti anche per i bisognosi, gli emarginati, i migranti e gli stranieri".

Una immagine della liturgia
Una immagine della liturgia   (AFP or licensors)

Dio non si è manifestato ai potenti ma a un uomo semplice

"Per quanto piccoli e deboli, grazie a Dio possiamo compiere meraviglie", afferma ancora il cardinale ricordando che il Signore "non si è manifestato ai potenti né agli influenti, ma a un uomo semplice; eppure - osserva -, il suo messaggio, attraverso di lui, ha raggiunto gli angoli più remoti del mondo". Se ne trae una vera e propria lezione per l'oggi. A questo punto nell'omelia il rappresentante pontificio si lascia andare alla condivisione di qualcosa che, dice, lo commuove molto: è la "fedele testimonianza dei credenti che seguono Cristo in mezzo alle difficoltà e alla sofferenza, sia nei campi profughi, negli ospedali da campo, nell’opera di assistenza nelle zone di guerra o nelle aree devastate dalle malattie". È un esempio a cui ciascuno è chiamato in qualsiasi ambito, da quello domestico a quello della sfera pubblica. 


La preghiera non è una opzione aggiuntiva per i cristiani

La meditazione del porporato si conclude ancora con un riferimento alle "troppe comunità" che sono "segnate dalla violenza e dall’aggressività", e alle troppe famiglie che hanno conosciuto il dolore della perdita a causa di ciò. Edificare la pace è qualcosa che parte dal cuore, se essa è autentica; e, se parte e arriva lì, significa che va alimentata costantemente con la preghiera, come ha rimarcato questa mattina il Papa nella catechesi all'Udienza generale. Non è un'opzione aggiuntiva per i cristiani, ma l’essenza del nostro rapporto con Dio, ripete Parolin dal Tepeyac, da quella che definisce "piccola casa sacra". Da qui invoca l'intercessione di Maria di Guadalupe per il dono della pacificazione dei popoli e la riconciliazione tra fratelli e sorelle.

La celebrazione eucaristica presieduta dal segretario di Stato in Messico
La celebrazione eucaristica presieduta dal segretario di Stato in Messico   (AFP or licensors)

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05 agosto 2026, 20:58