Ucraina, il nunzio: preoccupa sentire chi benedice la guerra. Il Papa unica voce di pace
Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano
“In Ucraina, già da tempo, quando ci incontriamo con altri ambasciatori, sacerdoti o vescovi, il saluto è spesso: ‘Grazie a Dio sei vivo, sei viva’, perché le morti dei civili sono in costante aumento”. Non nascondono una profonda amarezza le parole che l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina, condivide con i media vaticani per descrivere la situazione nel Paese martoriato da oltre quattro anni di guerra. Le violenze e gli attacchi si sono intensificati nelle ultime settimane e negli ultimi mesi; anche oggi 5 agosto nuovi attacchi russi hanno colpito Kyiv e altre città ucraine, causando vittime e distruzioni: “Per esempio - spiega il rappresentante pontificio - nel mese di luglio ci sono stati almeno dieci bombardamenti con missili balistici su Kyiv: una media di un bombardamento ogni tre giorni. Lo stesso sta accadendo adesso, nel mese di agosto. Questo significa anche molte vittime civili”.
Eccellenza, qual è la situazione sul terreno e come sta vivendo questo momento la popolazione?
Ho controllato poco fa i numeri, che per molti sono soltanto statistiche, ma io, quando penso ai morti, li porto anzitutto nella mia preghiera. Il 1° agosto ci sono stati dieci civili morti a Kyiv; il 2 agosto sette morti a Zaporizhzhia; il 3 agosto sedici morti nelle varie regioni. Oggi, questa notte, ci sono stati quindici morti [diciassette nel momento di pubblicazione, ndr] solo a Kyiv e nei dintorni. Quindi ogni giorno si contano una decina o più di civili morti, senza contare i feriti e le numerose distruzioni. Evidentemente questo ci spinge ancora di più ad apprezzare ciò che Papa Leone dice con insistenza. Per esempio, proprio ieri sera ho avuto un bell’incontro con alcuni amici ortodossi. C’erano un vescovo, un sacerdote e un diacono, che hanno sottolineato con grande sincerità: “Abbiamo Papa Leone che insiste sul fatto che nessuna guerra può essere giustificata”. Anche per i nostri amici ortodossi questo impegno e questa chiarezza di Papa Leone, nel ribadire che non possono esserci giustificazioni per la guerra, sono molto apprezzati. È come se fosse l’unica voce che si alza in difesa della pace. Volevo quindi sottolineare quanto questo messaggio sia apprezzato qui in Ucraina.
Nelle scorse settimane l’Ucraina ha accolto la visita del cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale del Papa per le questioni umanitarie, e dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede. Quale significato hanno avuto queste due visite, sia sul piano diplomatico e umanitario sia dal punto di vista spirituale, per la Chiesa e per il popolo ucraino e anche per Lei personalmente come nunzio apostolico?
Sono state visite molto importanti per vari motivi. Si è trattato di due visite diverse, perché il cardinale Zuppi è venuto per le questioni umanitarie, delle quali si occupa già dal 2023 e per le quali Papa Leone XIV lo ha confermato come inviato speciale. L’arcivescovo Paul Gallagher, invece, è venuto per altri due aspetti molto importanti: uno spirituale e uno diplomatico. L’aspetto spirituale è stato rappresentato dalla celebrazione eucaristica a Berdychiv, un momento di grande importanza dal punto di vista della preghiera e della vita spirituale. L’altro aspetto è stato quello degli incontri con le autorità civili, quindi il lavoro diplomatico e politico. Vorrei innanzitutto sottolineare due elementi. Il primo è che tutte le autorità, così come molte persone, hanno apprezzato il fatto stesso di queste visite, perché oggi, come tutti sanno, arrivare fino a Kyiv è molto più difficile che raggiungere, per esempio, la Nuova Zelanda: dal punto di vista logistico è estremamente impegnativo. Il secondo elemento è ancora più importante. Il fatto di essere presenti, di dedicare tempo e attenzione alle persone e ai colloqui conferisce a queste visite un valore particolare. Non si tratta di incontri superficiali, ma di confronti approfonditi, ed è questo l’aspetto che considero più significativo. Queste visite permettono infatti di approfondire realmente le questioni, perché sia il tema della pace sia le connesse questioni umanitarie non sono argomenti superficiali: richiedono molto lavoro, comprensione e continuità. Spesso non esiste altro modo per affrontarle in profondità se non attraverso queste visite di lavoro. Essendo presente agli incontri, mi trovo in una posizione privilegiata per comprendere quanto esse siano importanti. Come ho già accennato, anche la celebrazione eucaristica a Berdychiv, presieduta dall'arcivescovo Gallagher, è stata molto significativa per me. Pur essendo il rappresentante del Papa in Ucraina, ho anch'io bisogno di vivere concretamente la comunione con tutta la Chiesa. Quando un rappresentante o un inviato speciale del Papa viene qui, il mio cuore si apre, perché vedo fisicamente presente il Santo Padre attraverso il suo inviato. Anch’io ho bisogno di questa vicinanza concreta nella preghiera, perché è diverso pregare da lontano. Pregare insieme è un’altra cosa. Mi viene in mente il Vangelo: molte persone si avvicinavano a Gesù perché desideravano toccarlo. Allo stesso modo, poter toccare con mano la preghiera e la presenza della Chiesa è un'esperienza molto importante. Credo che questa visita sia stata significativa non solo per me, ma anche per molti dei nostri vescovi e fedeli cattolici.
Lei vive a Kyiv e vede ogni giorno le sofferenze della popolazione. Che cosa significa, concretamente, vivere sotto continui bombardamenti? Come è cambiata la vita quotidiana delle persone e quale impatto ha questa guerra sulla loro esistenza?
Sono esperienze molto pesanti. A Kyiv, per esempio, spesso tra le 45 e 50 mila persone trascorrono la notte nelle stazioni della metropolitana, senza contare gli altri rifugi. Un numero enorme di abitanti di Kyiv, soprattutto quando sanno che il rischio di bombardamenti è elevato, passa la notte sottoterra. Questa è la realtà. In altre città, come Kherson, gli ospedali funzionano sottoterra e anche gli aiuti umanitari possono essere distribuiti soltanto nei rifugi. Lo stesso accade a Kharkiv. Quindi, c’è una profonda sofferenza psicologica e fisica. A causa dell'intensità dei bombardamenti, non si sa mai dove cadranno i missili. Io, non avendo una famiglia, posso affrontare questa situazione con una certa serenità; ma quando penso ai genitori, ai padri e alle madri che non si preoccupano tanto per sé stessi quanto per i propri figli, capisco quanto questa esperienza sia davvero drammatica. Parlando con i colleghi ambasciatori, so che molti hanno dovuto cambiare perfino le proprie abitudini. Uno di loro mi diceva pochi giorni fa: “Vado a dormire alle 8 di sera, perché dopo mezzanotte, quando iniziano gli ennesimi bombardamenti, so già che non riuscirò più a dormire”. Per questo cercano di riposare qualche ora prima, sapendo che la notte sarà inevitabilmente interrotta. Quindi, siamo stati costretti a cambiare le nostre abitudini. Questa mattina, inoltre, i collaboratori della Nunziatura ci raccontavano che è difficile perfino prendere l'autobus, perché molte strade sono chiuse a causa dei bombardamenti. Occorre rimuovere i detriti e, in alcuni casi, bonificare le aree dagli ordigni inesplosi: alcuni missili balistici rilasciano infatti piccole bombe a grappolo. Anche la metropolitana spesso non riesce a riprendere il servizio fin dalle prime ore del mattino, perché i ponti vengono chiusi per motivi di sicurezza. Così la vita della città riprende solo poco alla volta. Senza parlare dell'aria. Quando sento tante preoccupazioni per l’ecologia, penso che qui basta aprire la porta di casa: si avverte immediatamente l'odore del carburante dei missili, delle esplosioni e degli edifici incendiati. È un odore di bruciato che rimane nell’aria per giorni, talvolta per settimane, e che influisce sulla vita di tutti. Purtroppo questa realtà è diventata, per così dire, normale. Proprio per questo ho voluto sottolineare quanto siano importanti gli appelli alla pace di Papa Leone XIV. Perché chi può giustificare una guerra? Chi può osare dire che la guerra possa avere un senso? Credo che nessuno possa farlo. Per questo motivo preoccupa sentire che c’è ancora chi cerca di mistificare, di attribuire perfino un senso morale alla guerra o addirittura di benedirla. Per questo noi preghiamo per la conversione dei nostri fratelli.
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