Cerca

FILES-NIGERIA-CONFLICT-POLITICS

Nigeria, padre Ghado: "Da nord a sud la gente vive nella paura"

Le violenze nella nazione dell'Africa occidentale non si fermano. Negli ultimi tre mesi, nelle comunità parrocchiali di Kurmin Dangana, nello Stato di Kaduna, uccise 9 persone. Almeno 25 i fedeli rapiti a scopo di riscatto . Ma le violenze non colpiscono solo i cristiani. Il decano del Decanato di Gujeni e rettore del Seminario minore di San Pietro a Katari: "Nel nord-est ci sono Stati a maggioranza musulmana, l’azione dei terroristi non ha risparmiato nessuno"

Federico Piana - Città del Vaticano

«La situazione attuale nel Paese è a dir poco drammatica. Da nord a sud, da est a ovest, la gente vive nella paura». Paura di essere assassinati per strada, vedere le proprie case bruciate, i propri cari rapiti.   Padre Augustine Ghado, decano del Decanato di Gujeni e rettore del Seminario minore di San Pietro a Katari, comunità rurale dello Stato di Kaduna, nel centro-nord della nazione, non tiene più conto delle violenze. Ormai sono diventate una tragica normalità. Come quelle che neanche quattro giorni fa hanno scosso lo  Stato occidentale di Kwara dove i banditi hanno assaltato una stazione di polizia, dato alle fiamme  il palazzo di un emiro locale e rapito una decina di persone. Qualche ora prima, un altro gruppo armato aveva preso di mira una veglia di preghiera che si stava svolgendo nella vicina località di Ekiti uccidendo tre persone e sequestrandone almeno 25.

Tragica normalità

Tragica normalità, appunto. Alla quale  anche le comunità cristiane sono state costrette a fare l’abitudine. «La Chiesa — racconta al nostro giornale il decano — sta subendo in prima persona: molti cristiani sono stati uccisi e rapiti, le chiese sono state bruciate, i villaggi notoriamente a maggioranza cristiana sono stati assaltati, con molti morti». Negli ultimi tre mesi, proprio nello Stato di Kaduna dove risiede il religioso, diversi attacchi alle comunità parrocchiali di Kurmin Dangana hanno fatto registrare 9 morti e 25 rapiti. Una situazione insostenibile che ha spinto il  cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna, padre Christian Okewu Emmanuel, a denunciare — con una missiva indirizzata al Segretario  generale cattolico ad Abuja — la crescente ondata di violenze e  a chiedere «l’immediato intervento del governo centrale per intensificare gli sforzi  per la protezione delle vite e dei beni nelle aree assediate».

Sfollati in aumento

Lo Stato di Kaduna, come del resto quelli di tutto il centro nord, è l’epicentro delle attività dei banditi che dal 2022 il governo federale ha definito indistintamente terroristi. «I villaggi colpiti da questi gruppi armati sono diventati luoghi fantasma» rivela padre Ghado. Che accende i riflettori sull’aumento degli sfollati interni: molti degli abitanti che sono riusciti a fuggire «hanno trovato ospitalità in alcuni campi attrezzati mentre le parrocchie  danneggiate non sono più accessibili ai loro parroci rendendo difficile la cura pastorale della gente». Ma l’ondata di violenza che sta scuotendo il Paese non riguarda solo i cristiani. «Nel nord-est, ci sono Stati a maggioranza musulmana dove l’azione dei terroristi non  ha risparmiato nessuno. Questa gente non sceglie le vittime necessariamente in  base alla religione. Quello che a loro interessa sono i soldi che possono fare con i riscatti».

Illegalità diffusa

L’escalation delle azioni criminali è dovuta, secondo il decano, alla mancanza di volontà da parte delle autorità governative di stroncare l’illegalità in modo concreto e l’incapacità di impedire ad attori non statali di farsi giustizia da soli. E poi c’è un altro problema: «La mancanza della presenza governativa in quelle che potrebbero essere definite “aree ingovernabili”, porzioni di territorio privi di personale di sicurezza che li rendono terreno fertile per ogni tipo di attività terroristica».

Chiesa in prima linea

Padre Ghado ribadisce che la Chiesa locale non si stanca di essere «voce di chi non ha voce».  La Conferenza episcopale, ricorda, «continua a fungere da sentinella per parlare alla coscienza della nazione: ha costantemente sollecitato le autorità ad essere consapevoli delle proprie responsabilità attraverso incontri o la pubblicazione di comunicati». I più recenti, quelli dello scorso anno, sono forse i più duri. All’indomani della strage nello Stato del Benue — nel giugno del 2025 — costata la vita ad oltre cento persone, i vescovi avevano diffuso una dichiarazione ufficiale con la quale denunciavano «l’atto di barbarie considerato un fallimento morale e costituzionale» chiedendo «un intervento urgente delle autorità federali, il rafforzamento della sicurezza nelle aree rurali, la protezione delle comunità contadine colpite da bande armate e milizie».

Aumento della povertà

Ora, l’insicurezza cronica del Paese unita all’aumento dei prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità causato dalla guerra in Medio Oriente  potrebbe rivelarsi una bomba ad orologeria che potrebbe deflagrare da un momento all’altro. Che il termometro sia incandescente lo rivela proprio una aggiornata statistica economica secondo la quale «in molte zone del Paese, il prezzo della benzina è quasi raddoppiato, passando da circa 850 naira (0,53 euro) al litro a oltre 1.320 naira (0,82 euro)». Un record in una nazione dove all’inizio del 2023 la benzina costava circa 195 naira (0,12 euro) al litro.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

28 maggio 2026, 15:00