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La croce sulla facciata della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza La croce sulla facciata della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza

Parrocchia di Gaza, un anno dall'attacco. Padre Romanelli: preghiamo per la pace

Il parroco della Sacra Famiglia ricorda il raid che uccise tre persone il 17 luglio 2025 e annuncia un celebrazione speciale domenica. Nella Striscia intanto l'emergenza umanitaria non è finita, gli edifici e le strade sono distrutti e gli spostamenti interni sono estremamente difficili

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

Droni contro un veicolo in una zona a ovest di Khan Younis, raid contro tende di sfollati sulle spiagge di Gaza City e spari nei quartieri di Zeitoun e Tuffah della stessa città. Nonostante il cessate-il-fuoco ancora in vigore, soltanto nella giornata di ieri, giovedì 16 luglio, queste operazioni dell’esercito israeliano nella Striscia hanno portato alla morte di cinque persone. Non si ferma dunque il fuoco, né l’emergenza umanitaria a Gaza, come ha riferito nelle ultime ore anche padre Gabriel Romanelli, il parroco della Sacra Famiglia, a Gaza City. La parrocchia latina proprio un anno fa, il 17 luglio 2025, fu colpita da un attacco dell’esercito israeliano, «un evento che ha profondamente commosso la Chiesa e l'intero mondo», ha detto padre Romanelli. Sui social media il sacerdote ha voluto ricordare le parole dell’Angelus del 20 luglio 2025, quando Papa Leone XIV, a tre giorni dall’attacco, ha espresso la sua profonda tristezza per l’accaduto, ricordando i nomi delle vittime e facendo un urgente appello per la pace e il rispetto del diritto umanitario.

Una preghiera per i morti, per i feriti e per la pace

Nell’attacco persero la vita il portiere della parrocchia, Saad Issa Kostandi Salameh di 60 anni, e due donne: Foumia Issa Latif Ayyad, un’anziana di 84 anni che si trovava in una tenda della Caritas adibita a centro per il sostegno psicologico alla popolazione, e Najwa Abu Dawud, deceduta ore dopo per le ferite riportate. Anche padre Gabriel Romanelli era rimasto ferito ad una gamba in modo lieve ed era stato trasportato in  ospedale per essere curato. Nel frattempo il raid aveva gettato nel terrore tutte le persone rifugiate all’interno del compound parrocchiale.  Il parroco di Gaza ha annunciato che domenica 19 luglio si terrà una speciale celebrazione «per le anime di coloro che sono morti quel triste giorno». Sarà l’occasione per pregare «anche per i feriti, per le loro famiglie e per il perdono e per la pace», ha affermato. 

Interventi ancora lontani 

Le condizioni di vita, intanto, continuano a essere particolarmente complicate, visto che gli abitanti si trovano costretti a vivere in un territorio ridotto a un cumulo di macerie. Gli interventi della comunità internazionale, inoltre, secondo quanto segnalato da «The Guardian» sarebbero ancora lontani,  con il “Board of Peace”, voluto da Trump, che avrebbe abbandonato un piano completo di ricostruzione di Gaza a favore di un piccolo progetto pilota. Intanto, le temperature estive complicano ancora di più la già precaria esistenza di quasi un milione di sfollati che vivono in tende e ripari di fortuna,  stando ai dati del Norwegian Refugee Council (Nrc). 

Edifici danneggiati nel campo profughi di Bureij, nella Striscia di Gaza centrale (Foto di Eyad Baba / AFP)
Edifici danneggiati nel campo profughi di Bureij, nella Striscia di Gaza centrale (Foto di Eyad Baba / AFP)   (AFP or licensors)

Strade devastate

Lo stesso padre Romanelli, in una testimonianza condivisa sui social media, ha parlato di strade devastate dalla guerra, mezzi sempre più rari e carburanti a prezzi proibitivi. Così, è diventato difficile provare a intraprendere spostamenti anche brevi nella Striscia. Il sacerdote  ogni giorno si scontra con la difficoltà di far arrivare in parrocchia i bambini locali per le attività della scuola estiva dell’Oratorio San Giuseppe, animata da sacerdoti, religiose e laici. «Le strade di Gaza sono distrutte», dice, mentre alcune sono praticabili solo per pochi metri. Già da tempo l’asfalto sulla carreggiata era danneggiato, «ma oggi non esiste più. Ci sono buche, rottami, macerie, ferri contorti, vetri». A tutto ciò si aggiunge il costo del carburante diventato carissimo: «Un litro di gasolio, per esempio, costa circa 13 dollari e mezzo. Quanto alla benzina, il prezzo è circa il doppio: 27 dollari al litro», aggiunge il sacerdote. In questo contesto, la parrocchia ha deciso di sostenere economicamente  alcuni dei pochi autobus e minibus ancora operativi nella Striscia, perché «vadano a prendere i bambini, i giovani, le famiglie».

A settembre si riapre la scuola del Patriarcato

«L'80% delle infrastrutture è ancora distrutto: non si tratta solo degli edifici, ma anche delle reti idriche ed elettriche. Molte scuole e università non esistono più». Lo ha dichiarato monsignor William Shomali, vicario generale e vicario patriarcale latino per Gerusalemme e la Palestina, che, in un colloquio con i media vaticani, ha voluto sottolineare le difficoltà che vivono gli abitanti di Gaza.  Dal punto di vista dei rifornimenti, un leggero cambiamento è stato avvertito sotto l’aspetto del cibo, che ora viene importato da Israele e successivamente venduto nella Striscia. «Il patriarca Pierbattista Pizzaballa, che si è recato sul posto a giugno, ha notato che i mercati sono più riforniti rispetto alla sua visita precedente, poco prima di Natale», ha detto Shomali. Il prossimo settembre, intanto, il patriarcato latino di Gerusalemme conta di riaprire la scuola  della parrocchia della Sacra Famiglia, che potrebbe accogliere circa mille bambini. «In questo modo — conclude Shomali — i bambini almeno non resteranno per strada. È importante che tornino a studiare, per tentare di riportarli lentamente alla normalità e cercare di superare il trauma della guerra».

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17 luglio 2026, 14:23