Cisgiordania, i cristiani di Taybeh: abbandonati davanti alla violenza dei coloni
Myriam Sandouno – Città del Vaticano
“Non dimenticate Taybeh! Taybeh non deve scomparire nel silenzio”. È il grido d'allarme lanciato, ancora una volta, dal parroco, padre Bashar Fawadleh, che descrive la difficile situazione a est di Ramallah, in Cisgiordania, dove si trova l'ultimo villaggio interamente cristiano della Palestina. A Taybeh, identificata nella Bibbia come Efraim, si dice che Gesù e i suoi apostoli abbiano trovato rifugio. La comunità locale si trova ora ad affrontare atti di intimidazione da parte dei coloni israeliani e l'occupazione di proprietà private, come terreni agricoli e aree residenziali all'interno del villaggio.
Domenica scorsa, l'esercito israeliano ha dichiarato il villaggio chiuso ai non residenti, impedendo agli israeliani di accedervi. Tale misura non si applica ai palestinesi, al fine di "proteggere i cittadini della regione", in seguito a "diversi attacchi violenti commessi da israeliani nella zona", ha dichiarato un portavoce delle forze armate.
In un'intervista ai media vaticani, padre Fawadleh, sacerdote latino della parrocchia di Cristo Redentore, esorta la comunità internazionale ad agire, chiedendo il sostegno della Chiesa universale attraverso la preghiera.
Padre Bashar, Taybeh continua a subire incursioni di coloni israeliani nelle proprietà palestinesi. Mercoledì scorso, alcuni di loro sono entrati in una casa appartenente a una famiglia della parrocchia di Cristo Redentore. Cosa è esattamente accaduto il 5 agosto scorso?
Quello che stiamo vivendo oggi è preoccupante. Questa casa di cui si è parlato era stata appena preparata per essere abitata. Per diversi giorni, due coloni sono entrati nella proprietà, portando il gregge di pecore fino al limite della casa, tagliando persino la recinzione. E non si è trattato di un episodio isolato, ma è una strategia di vessazione volta a creare un clima di paura e a costringere i palestinesi ad abbandonare la propria terra. Ringraziamo Dio che la famiglia sia fisicamente sana e salva. Non si trovava a casa durante l’ultima intrusione, ma non si può non ammettere che, sia fisicamente che psicologicamente, si tratta di un'esperienza molto difficile. Immaginate di preparare la vostra casa per poi scoprire che degli estranei vi sono entrati indisturbati. Questa è la situazione che stiamo vivendo qui a Taybeh. Anche adesso, mentre parlo, purtroppo, questi coloni sono tornati per piantare le tende. La situazione è davvero difficile da sopportare.
Altre famiglie sono state vittime di simili episodi negli ultimi giorni?
Molte famiglie soffrono a causa della presenza di questi coloni. A ovest, est e sud di Taybeh, molte persone sono vittime di questa violenza. Come sempre, viene appiccato il fuoco ai terreni incolti e, l’ultima volta, hanno incendiato una montagna a sud-est di Taybeh. I coloni israeliani vengono per causare danni e occupare la terra, da diversi mesi ormai, e la situazione si sta deteriorando drasticamente. Quasi ogni giorno assistiamo a incursioni e attacchi a proprietà private, alla distruzione di terreni agricoli, alla chiusura di strade, a restrizioni al traffico e a una pressione costante sulla popolazione.
Padre Bashar, gli abitanti di Taybeh, vivendo nella paura costante chiedono con urgenza alla comunità internazionale e alle missioni diplomatiche di intervenire e garantire la protezione della popolazione. Si sentono dimenticati?
Sì! Ci sentiamo dimenticati, ci sentiamo soli. Le possibilità di intervento esistono, ma purtroppo sono molto limitate e raramente efficaci. Per questo la presenza e la pressione della comunità internazionale sono oggi essenziali. Abbiamo bisogno di una protezione concreta per i civili e di una reale volontà politica di porre fine a questa violenza. Abbiamo bisogno di aiuto per poter continuare a vivere qui e testimoniare Gesù Cristo e i suoi seguaci. Questa è una responsabilità condivisa dalla presenza cristiana qui a Taybeh. Alla luce di tutto ciò che sta accadendo, alcuni residenti vogliono lasciare la loro terra e abbandonare tutto.
La comunità cristiana teme ora di scomparire. Come opera oggi la speranza in Gesù in coloro che, nonostante tutto, scelgono di restare?
Finora non c'è una soluzione, ma c'è qualcosa di molto speciale: la speranza in Gesù Cristo, la speranza nella Chiesa. Invitiamo la Chiesa universale a intensificare le sue preghiere per noi e a sostenere il Patriarcato latino di Gerusalemme, così come tutta la Terra Santa. Crediamo fermamente che la preghiera operi miracoli. Non dimentichiamo Taybeh! Invito tutte le diocesi della Chiesa cattolica in tutto il mondo a parlare della situazione del villaggio, di questi fratelli e sorelle in Cristo che vivono nella paura. La prima comunità cristiana in questa terra non deve scomparire nel silenzio. Insieme possiamo preservare questa viva testimonianza di fede. Va detto che la presenza delle missioni diplomatiche e del cardinale Pierbattista Pizzaballa (patriarca latino di Gerusalemme ndr) ci rassicura e ci dà un senso di sicurezza.
Come si stanno organizzando oggi le diverse comunità cristiane ortodosse, latine, melchite e greco-cattoliche per fornire aiuto alle vittime? Questi tragici eventi che state vivendo hanno in qualche modo rafforzato l'unità cristiana?
Di fronte a questa situazione, la comunità cristiana rimane unita. La Chiesa accompagna le famiglie, sostiene i più vulnerabili, rafforza la solidarietà tra i residenti e continua a difendere la dignità di ogni persona. Stiamo anche collaborando con le missioni diplomatiche, le organizzazioni internazionali e con i media affinché la realtà di Taybeh sia conosciuta e la nostra voce non venga messa a tacere. Per questo, tramite voi, vorrei chiedere a Papa Leone XIV di fare qualcosa per quest'ultimo villaggio cristiano in Cisgiordania, affinché cessino gli attacchi dei coloni e l'occupazione della nostra terra. Vogliamo vivere in pace, giustizia e dignità.
Quale simbolo rappresenta Taybeh per la comunità cristiana palestinese?
Un simbolo vitale e fondamentale per tutti, perché proprio ora si stanno preparando le celebrazioni per l’Anno Santo straordinario del 2033. Taybeh è in prima linea nella difesa del cristianesimo qui in Terra Santa. Gesù scelse di essere a Taybeh prima della sua passione, morte e risurrezione. Dobbiamo testimoniare il cristianesimo e la sua presenza in Terra Santa. Dobbiamo schierarci dalla parte di Taybeh.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.