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I partecipanti al ritiro spirituale del "Peace Council", svoltosi a fine maggio 2026 a San Gregorio al Celio, a Roma I partecipanti al ritiro spirituale del "Peace Council", svoltosi a fine maggio 2026 a San Gregorio al Celio, a Roma

Peace Council, il silenzio che costruisce la pace

Padre Cyprian Consiglio, segretario generale di DIM·MID, presenta ai media vaticani il Peace Council, il consiglio interreligioso in ambito monastico, nato per promuovere il dialogo e contribuire alla pace. Al centro dell’esperienza, l’amicizia, la conoscenza reciproca e il silenzio come spazio di incontro. Dopo il primo ritiro a Roma, i partecipanti sono stati ricevuti dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso.

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

“Solo farci vedere come un gruppo d'amici è già un segno in un mondo lacerato da divisioni, odio, ignoranza, mancanza di speranza”. Padre Cyprian Consiglio, monaco e sacerdote camaldolese, segretario generale di DIM·MID – Dialogue Interreligieux Monastique/Monastic Interreligious Dialogue – riassume così il senso del Peace Council, il piccolo consiglio consultivo internazionale nato nell’ambito dell’organizzazione cattolica che riunisce monaci e monache impegnati nel dialogo interreligioso.

Cristiani, ebrei, musulmani, buddhisti, induisti, taoisti ed esponenti delle tradizioni religiose indigene: persone provenienti da mondi differenti, chiamate non a cancellarne le specificità, ma a conoscersi, ascoltarsi e interrogarsi sul contributo che l’esperienza religiosa può offrire alla pace. “Common words, common ground, common desires, common needs”, sintetizza padre Consiglio: “parole comuni, terreno comune, desideri comuni, bisogni comuni”. E richiama Nostra aetate: “Dobbiamo trovare ciò che condividiamo come afferma la ‘Nostra aetate’: riconoscere, preservare, e promuovere”.

Ascolta l'intervista a Padre Cyprian Consiglio, OSB Cam., dal 2024 segretario generale internazionale di DIM·MID

Dall’intuizione a un progetto per la pace

L’idea risale all’arrivo a Roma di p. Consiglio come segretario generale di DIM·MID. Tra gli incontri suggeriti dal suo predecessore, padre William Skudlarek, ci fu quello con Gianni La Bella della Comunità di Sant’Egidio. “Io gli ho chiesto cosa pensasse che io dovevo fare con la mia organizzazione, con il dialogo interreligioso monastico, e lui - senza alcuna esitazione – mi ha detto che io avrei dovuto sponsorizzare un evento annuale, internazionale, interreligioso per discutere e pregare per la pace come patrimonio universale”. Consiglio stava già pensando a un gruppo di consulenti appartenenti a differenti tradizioni religiose che potesse accompagnare il suo lavoro. Le due idee finirono così per incontrarsi: “Ho pensato che sarebbe stata una bell’idea per me creare questo gruppo, con lo scopo di ideare e organizzare questo evento”.

Il Peace Council ha cominciato a riunirsi online, con incontri periodici dedicati a testi e temi di carattere religioso. L’orizzonte resta quello indicato fin dall’inizio: arrivare a un più ampio appuntamento internazionale e interreligioso nel quale riflettere e pregare per la pace intesa come “patrimonio universale”.

San Gregorio, il dialogo diventa esperienza

Dopo un anno di incontri a distanza, alla fine dello scorso maggio il gruppo si è ritrovato per la prima volta in presenza nel monastero camaldolese di San Gregorio al Celio, a Roma. Più che un convegno, Consiglio ha voluto un ritiro: cinque giorni di vita condivisa, meditazione, momenti di preghiera monastica, conversazioni e sei sessioni ispirate al metodo della lectio divina. Ai partecipanti appartenenti alle tradizioni fondate sulle Scritture è stato chiesto di scegliere un testo sulla pace particolarmente rappresentativo della propria fede. “La cosa più bella per me è stata di vedere l'amore, la dedizione che loro avevano per la loro tradizione, l’entusiasmo per la loro tradizione, per le loro scritture”, racconta Consiglio. Il metodo della lectio cattolica è stato utilizzato come struttura del confronto: letture ad alta voce, condivisione di una parola e di una frase, spiegazione del testo, discussione e, infine, silenzio. “Questo era un momento molto importante perché non si fa sempre durante una lectio divina in comune così, ma abbiamo sempre finito con una meditazione silenziosa”.

Un momento del ritiro a San Gregorio al Celio
Un momento del ritiro a San Gregorio al Celio

Il silenzio oltre le parole

Proprio il silenzio è diventato uno degli elementi più significativi dell’esperienza. Una scelta che ha permesso ai partecipanti di rimanere radicati nelle rispettive identità religiose evitando di trasformare l’incontro in una preghiera indistinta. “Presupponevamo di appartenere a tradizioni diverse, ognuno con le proprie specificità”, spiega il religioso camaldolese. “Da questo punto di vista ci ha aiutato terminare gli incontri con un momento di silenzio, invece di recitare una preghiera ad alta voce”. Per Consiglio, il silenzio contemplativo può diventare uno spazio nel quale l’ascolto precede la necessità di formulare definizioni comuni: “Al di là delle parole, anche prima delle parole, perché il silenzio è fonte delle parole, è anche l'apice delle parole. Questo è l'approccio contemplativo”. È anche attraverso questa esperienza che il dialogo interreligioso può offrire un contributo alla pace. Non anzitutto attraverso l’elaborazione di formule condivise, ma creando relazioni e favorendo una conoscenza meno superficiale della fede dell’altro. “Per me si tratta di, prima di tutto, di amicizia, più comprensione reciproca, vera conoscenza dell'essenza della religione dell'altro, invece di affermare delle verità”.

Conoscersi per disarmare l’ignoranza

In una società nella quale persone di religioni differenti vivono sempre più spesso fianco a fianco, Consiglio insiste sulla responsabilità di conoscersi. “È una colpa, al giorno d’oggi, non sapere qualcosa delle altre religioni che sono attorno noi, particolarmente per noi leader religiosi. In inglese noi la chiamiamo ‘culpable ignorance’, questo sarebbe ignoranza colpevole”. Il terreno sul quale incontrarsi, sottolinea, non richiede di attenuare le differenze dottrinali, ma di riconoscere quanto accomuna le persone prima ancora delle loro appartenenze: “Quante volte troviamo qualcosa che già condividiamo come esseri umani, la base su cui si poggiano i documenti sul dialogo è proprio il terreno della nostra umanità stessa”.

L’esperienza romana si è conclusa il primo giugno con la visita al Dicastero per il Dialogo Interreligioso, dove il gruppo ha incontrato il prefetto, il cardinale George Jacob Koovakad, il segretario monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage e altri responsabili del Dicastero. Un passaggio istituzionale che Consiglio definisce “un gran evento, molto importante”.

I partecipanti al ritiro del Peace Council in visita al Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in una foto di gruppo con il prefetto, il cardinale George Jacob Koovakad
I partecipanti al ritiro del Peace Council in visita al Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in una foto di gruppo con il prefetto, il cardinale George Jacob Koovakad

Verso un incontro più ampio

Ora il Peace Council guarda oltre la sua prima esperienza romana. “Il prossimo passo, adesso stiamo pensando di organizzare un evento più grande, più ampio”, spiega Consiglio. Luogo e modalità sono ancora da definire, ma il progetto originario resta quello di allargare progressivamente il confronto e arrivare a un appuntamento internazionale dedicato alla pace. Il metodo sperimentato a San Gregorio indica già una possibile direzione: non nascondere le differenze, ma permettere che persone profondamente legate alla propria fede possano incontrarsi, ascoltarsi e diventare amiche. In un tempo attraversato da guerre e divisioni, anche questo, per il monaco camaldolese, possiede un valore concreto: mostrare che l’appartenenza a tradizioni differenti non impedisce di riconoscere insieme il bisogno della pace.

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11 agosto 2026, 16:10