Pozzuoli. La Chiesa in prima linea, una messa tra i detriti e aiuti per gli sfollati
di Rosa Carillo Ambrosio
È una chiesa in prima linea come sempre quella della diocesi di Pozzuoli. A una settimana circa dalla violenta scossa di terremoto di magnitudo 4.7 che il 31 luglio ha colpito i Campi Flegrei, domani, domenica 9 agosto, il vescovo di Pozzuoli, monsignor Carlo Villani, ha scelto di celebrare la Santa Messa delle 19.30 in uno dei luoghi maggiormente colpiti: nello spazio antistante la chiesa di Sacro Cuore di Gesù ai Gerolomini.
Il supporto della Caritas
Intanto, la Caritas diocesana sta aprendo uno sportello di ascolto a sostegno della popolazione provata emotivamente, ma anche di chiunque necessiti di un supporto legale o tecnico per la propria abitazione. Per questo motivo un appello è stato rivolto ai volontari dei Centri di Ascolto di altre diocesi, tutti coloro che hanno maturato una significativa esperienza nel servizio di ascolto e poi ancora ad avvocati, psicologi e psicoterapeuti. Pozzuoli si trova ora ad affrontare una profonda crisi logistica e sociale. Il bilancio dei danni causati dal sisma più forte degli ultimi quarant'anni continua ad aggravarsi costantemente, di pari passo con i delicati sopralluoghi dei vigili del fuoco. Il numero totale degli sfollati ha ormai raggiunto le 1.700 unità nel solo comune puteolano, una cifra drammatica che evidenzia la gravità dell'emergenza. Le ordinanze di sgombero si moltiplicano per garantire l'incolumità pubblica, gli edifici dichiarati inagibili sono decine e più di 600 nuclei familiari sono stati costretti ad abbandonare i propri appartamenti. Sebbene una parte dei cittadini abbia trovato una sistemazione autonoma presso parenti o amici, restano decine di residenti ospitati provvisoriamente in strutture alberghiere convenzionate o all'interno del palazzetto dello sport.
Forti disagi e alta tensione
La condizione di precarietà assoluta provocata dal sisma pesa fortemente sulla stabilità psicologica ed economica della popolazione locale. Accanto al dramma degli sfollati, la città deve fare i conti con pesanti disagi infrastrutturali che bloccano la vita quotidiana. In diversi quartieri del centro storico e sul lungomare, l'erogazione dell'acqua potabile prosegue a singhiozzo a causa delle lesioni riportate dalle condotte idriche. Intere famiglie dipendono interamente dalle autobotti della Protezione Civile. Considerando il caldo straordinario di questi giorni, accade anche che l’acqua erogata sia ad una temperatura non utile per rinfrescarsi. La mappa delle criticità include anche lo stop a molti servizi essenziali, sono ben 13 le scuole e 14 gli edifici di culto dichiarati inagibili, il che ha portato a ridisegnare la rete scolastica in vista dell'autunno. Risultano chiusi o limitati anche uffici pubblici strategici come il distretto sanitario, le poste e il mercato ittico. Per far fronte all'escalation dei disagi, i vari livelli istituzionali hanno attivato i primi provvedimenti d'urgenza. La tensione sociale è ormai al punto di rottura. Nei giorni scorsi i residenti esasperati sono scesi in piazza, arrivando a occupare le banchine del porto per manifestare la propria rabbia, soprattutto per il mancato completamento dell'hub di accoglienza di via Artiaco, una struttura che sarebbe dovuta servire proprio a gestire le emergenze da bradisismo e rimasta invece un'opera incompiuta.
Mentre l'esecutivo annuncia i primi stanziamenti d'emergenza da 100 milioni di euro, Pozzuoli resta una città sospesa, ferita nel profondo e in attesa di tutele reali per il proprio futuro.
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