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La cappella che custodisce le reliquie di santa Monica, nella basilica romana di Sant'Agostino La cappella che custodisce le reliquie di santa Monica, nella basilica romana di Sant'Agostino

L’avventuroso viaggio delle reliquie di santa Monica da Ostia a Roma

Risale al XV secolo il rinvenimento delle spoglie mortali della madre del vescovo di Ippona, nei pressi della chiesa di Sant'Aurea, vicino ai resti all'antica città porta fluviale dell'urbe. Traslate nella capitale dai religiosi agostiniani con il permesso di Papa Martino V, sono custodite nella basilica romana di Sant'Agostino in Campo Marzio, in una apposita cappella

di Josef Sciberras, segretario dell’Istituto storico dell’Ordine di Sant’Agostino

Nell’anno 387, ad Ostia Tiberina, si spegneva santa Monica, figura straordinaria della cristianità antica, madre di sant’Agostino. Per secoli, il suo sepolcro rimase custodito in terra ostiense. Di quel periodo, la testimonianza archeologica più preziosa è l’elogio metrico dettato dal console Anicio Auchenio Basso. Un frammento è stato scoperto in una lastra tombale nel 1945, nel cortile adiacente all’attuale chiesa di Sant’Aurea ad Ostia dove era stato possibilmente reimpiegato in una sepoltura medievale. Tale ritrovamento ha confermato la reale collocazione originaria della tomba della santa proprio in quell’area cimiteriale.

La scoperta delle reliquie 

Le reliquie di Monica, invece, hanno tutt’altra storia. Persa la memoria dell’ubicazione del sepolcro ed esclusa una dubbia traslazione nel XII secolo ad opera di un canonico di Arrouaise, che avrebbe trafugato il corpo in Francia, la vera svolta storica avvenne nell’aprile 1430. I religiosi dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, sostenuti dall’umanista Andrea Biglia e grazie all’appoggio del sacrista pontificio Pietro Assalhit, agostiniano, ottennero dal genazzanese Papa Martino V il permesso di ricercare e prelevare i resti della Santa. Così alcuni frati, recatisi a Ostia, grazie all’indicazione di un abitante del luogo le individuarono sotto l’altare di Sant’Aurea e l’Ordine ne chiese il trasferimento a Roma. La domenica delle Palme del 1430, le spoglie di Monica giunsero a Roma tra prodigi ed espressioni di grande devozione. Inizialmente furono collocate nella chiesa di San Trifone, il primitivo insediamento agostiniano nella zona di Campo Marzio. Lì rimasero per vent’anni, vegliate dalla luce di lampade d’argento donate dalla devozione delle prime terziarie agostiniane, pie donne che alla madre Monica si ispiravano.

La sistemazione nella basilica romana di Sant'Agostino

La sistemazione definitiva giunse nel 1455, sotto il Papa Callisto III, quando le reliquie furono solennemente traslate nella basilica di Sant’Agostino. Maffeo Vegio promosse l’opera, finanziando la cappella e il monumento funebre scolpito da Isaia da Pisa. Il monumento originario presentava un’arca marmorea con bassorilievi dorati raffiguranti il trasporto delle reliquie, sormontata dalla splendida statua giacente della santa, oggi ancora visibile nella parete sinistra della cappella. Presso questo altare fiorì una profonda devozione, animata in modo particolare dalle “cinturate” della Confraternita della Cintura – ossia, laici e laiche si univano spiritualmente all’Ordine degli Eremitani, portando, come segno di tale unione, la lunga cintura di cuoio che forma parte dell’abito dei frati e delle monache agostiniane – che donarono una splendida testa-reliquiario in argento tempestata di pietre preziose, purtroppo andata perduta durante le requisizioni napoleoniche.

La ricognizione dei resti mortali

Un’altra tappa importante avvenne tra il 1758 e il 1760, quando l’interno della basilica di Sant’Agostino subì importanti restauri diretti da Luigi Vanvitelli. Tali lavori imposero lo smembramento dell’arca quattrocentesca e la ricollocazione del corpo di Monica sotto un nuovo altare. In questa occasione, il 1° agosto 1760, si procedette a una solenne e documentata ricognizione notarile delle reliquie, alla presenza del cardinale vicario Antonio Maria Erba Odescalchi e di don Agostino Onorante, custode delle sacre reliquie. Il verbale redatto descrive con minuzia le operazioni svolte. Schiodata l’antica cassa di noce, i presenti constatarono che al suo interno vi erano due strati distinti. Nel primo si trovarono le ossa di più corpi santi, ma spingendosi verso il fondo della cassa, al di sotto di un prezioso tessuto impregnato di ceneri e decorato a fasce di color turchino, emerse il secondo strato. Qui, adagiati accanto a una lamina quadrangolare e a un medaglione di piombo che recavano inciso in caratteri romani e gotici il nome di Monica, riposavano i resti della Santa.

La Cappella di Santa Monica

Le preziose reliquie furono ricomposte, avvolte nel panno e collocate in una nuova cassa di piombo foderata di ottone, recante un’iscrizione commemorativa saldata e sigillata con la ceralacca dal cardinale Odescalchi. I frati e il cardinale vicario, cantando gli inni liturgici del giorno della festa della santa, trasportarono l’urna al nuovo altare della Cappella di Santa Monica. La cassa fu posta in un’urna di peperino incrostato di verde antico, sormontata dal coperchio marmoreo recante la scritta: Hic iacet corpus s. matris Monicae. Sopra l’altare venne posta la nuova tela del pittore faentino Giovanni Gottardi raffigurante la Madonna della Cintura o della Consolazione - patrona dell’Ordine Eremitano -, mentre consegna la sacra cintura ad Agostino e Monica, raffigurati a destra e sinistra della Madonna in trono con il Bambino.

"Madre" dell'Ordine di Sant'Agostino 

La traslazione delle reliquie a Roma, non fu un semplice tributo di pietà filiale da parte degli agostiniani. Stringendo a sé le spoglie della madre del proprio padre spirituale, l’ordine poté professarsi davanti al mondo intero come legittimo erede e «figlio» dell’Ipponate, e Monica, elevata a «santa madre» dell’Ordine, divenne fulcro di un’intensa attività pastorale e devozionale, incarnando il modello ideale di santità femminile, specialmente per chi ne manteneva vivo il culto. Come ebbe a ricordare a Košice il 27 agosto 2005 in un’omelia padre Robert Prevost, all’epoca priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino, «santa Monica donò il suo cuore a suo figlio Agostino e attraverso il suo esempio e la sua preghiera fu parte essenziale della conversione dello stesso Agostino alla fede cattolica». Sostando oggi di fronte alla sua tomba nella basilica romana, i fedeli, invitati anch’essi a far del proprio cuore un dono, non venerano solo una madre della Chiesa antica, ma il cuore pulsante di una famiglia spirituale che, da secoli, riconosce in lei una radice di identità, e per mezzo di lei, una fonte di grazia nella persona del gran padre Agostino, convertito anche dalle sue preghiere e lacrime.

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27 agosto 2026, 15:00