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L'estasi di Ostia di santa Monica e sant'Agostino, dipinto di Ary Scheffer L'estasi di Ostia di santa Monica e sant'Agostino, dipinto di Ary Scheffer

Santa Monica maestra di fede, il suo ultimo insegnamento: in Dio la felicità eterna

La Chiesa ricorda oggi, 27 agosto, la madre di sant'Agostino, donna esemplare, modello per le mamme cristiane. Al fianco del figlio, allontanatosi dal credo cattolico, ha trovato la forza per affrontare avversità e momenti bui nella preghiera e nell'ascolto della Parola di Dio. Pochi giorni prima di morire, a Ostia Tiberina, l'esperienza mistica che le ha fatto comprendere il senso ultimo della vita per ogni credente

Tiziana Campisi - Città del Vaticano

Doveva essere una tranquilla cittadina affacciata sul mare Ostia nel 387, quando Aurelio Agostino, convertitosi alla fede cattolica e lasciata a Milano la cattedra di retorica, vi giunse con la madre Monica, il figlio Adeodato - avuto dalla donna con la quale aveva convissuto oltre un decennio -, il fratello Navigio e gli amici Alipio ed Evodio per tornare in Africa e ritirarsi, da servus Dei, a Tagaste, sua terra natale. L’antica colonia romana non era più, infatti l’importante snodo commerciale che dal suo porto, attraverso il Tevere che la lambiva, approvvigionava Roma di grano e merci di ogni genere. La foce del fiume sulla quale era sorta e che l’aveva resa porta, ostium appunto, per accedere all’urbe, si era rivelata insufficiente per far fronte al grande traffico di navi, imbarcazioni e affari. Così l’imperatore Claudio aveva fatto costruire a circa 3 chilometri a nord un nuovo porto, collegato al Tevere con un canale artificiale. A fianco era nato anche un centro urbano, Portus, divenuto il nuovo polo commerciale, successivamente ampliato dal grande bacino esagonale voluto dall’imperatore Traiano, collegato al precedente e più riparato, con un raccordo con la via fluviale. Ostia, alla quale era rimasto il ruolo di centro direzionale e amministrativo, era ormai una località più residenziale.

Ostia in epoca romana, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux
Ostia in epoca romana, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux

Il soggiorno a Ostia

Agostino avrà probabilmente percorso il decumano massimo e imboccato le vie trasversali e parallele, dove si affacciavano abitazioni, botteghe, termopolia - bar o tavole calde li chiameremmo oggi -, osterie, piccoli mercati. Ostia aveva il suo Foro, vari templi e anche una sinagoga, diverse terme, un teatro, le fulloniche - le lavanderie -, case patrizie e tante insulae, gli edifici a più piani dove risiedevano il ceto medio e i plebei. Nella periferia, sorgeva la basilica a tre navate, voluta da Costantino e dedicata ai santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista. Non è difficile immaginarvi Monica tra i fedeli durante le liturgie, e Agostino - desideroso di “avere scienza di Dio e dell'anima” (Soliloqui I,2,7) - raccolto in preghiera, poiché a Ostia dovettero trovare una sistemazione nell’attesa di potersi imbarcare per raggiungere la Numidia. Era fine estate, non la stagione per i lunghi viaggi e inoltre l’usurpatore Massimo, arrivato in Italia, aveva fatto bloccare l’accesso ai porti di Roma nel tentativo di intercettare la nave dell’imperatore Valentiniano II, di ritorno dall’Oriente dopo essere fuggito da Milano per cercare l’appoggio di Teodosio.

Il foro di Ostia, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux
Il foro di Ostia, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux

Lontani dai rumori della folla

È presumibile che Agostino, la madre e gli altri, abbiano trovato alloggio in una dimora di patrizi cristiani. Lo si può immaginare in una delle belle domus di cui ancora oggi restano tracce leggendo le Confessioni (IX,10,23), quando racconta di quel giorno in cui, con Monica, “appoggiati a una finestra prospiciente il giardino della casa che ci ospitava, là, presso Ostia Tiberina, lontani dai rumori della folla”, conversavano “soli con grande dolcezza”. La descrizione fa supporre un’abitazione agiata e un po’ distante dal centro cittadino. Qui “dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi”, madre e figlio cominciano a meditare sulla vita eterna, con il cuore aperto a Dio per essere irrorati dalla Verità. Lei ha raggiunto la piena maturità della fede, ha sostenuto prove e vicissitudini trovando la forza per affrontarle nella preghiera, ha imparato ad avere fiducia in Dio nelle avversità e nei momenti bui, si è nutrita della sua Parola nelle assemblee ecclesiali, ha visto il figlio abbracciare la fede cattolica. Lui, fresco di battesimo, ha iniziato ad approfondire la Verità.

Una domus di Ostia, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux
Una domus di Ostia, ricostruzione grafica Progetto Katatexilux

Il gaudio in Dio

E dunque, riflettendo sulla vita eterna, giungono alla conclusione “che di fronte alla giocondità di quella vita il piacere dei sensi fisici, per quanto grande e nella più grande luce corporea, non ne sostiene il paragone, anzi neppure la menzione”. Il dialogo eleva madre e figlio “con più ardente impeto d'amore verso l'Essere stesso”, e li porta a percorrere “su su tutte le cose corporee e il cielo”. Così, ascendendo se stessi “con la considerazione, l'esaltazione, l'ammirazione” delle “opere” di Dio, giungono alle loro “anime”, superandole “per attingere la plaga dell'abbondanza inesauribile”, dove “la vita è la Sapienza”, eterna e immutabile. “E mentre ne parlavamo e anelavamo verso di lei, la cogliemmo un poco con lo slancio totale della mente e sospirando vi lasciammo avvinte le primizie dello spirito, per ridiscendere al suono vuoto delle nostre bocche”. È questa “l’estasi di Ostia”, l’esperienza mistica vissuta da Monica e Agostino. Il grande padre della Chiesa si chiese ad alta voce se era quello il “gaudio” in Dio e quando si sarebbe realizzato - “forse il giorno in cui tutti risorgiamo"? -; la madre, anelando alla gioia della vita eterna appena sfiorata, invece, “disse: ‘Per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c'era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui".

La morte di santa Monica in un dipinto di Benozzo Gozzoli
La morte di santa Monica in un dipinto di Benozzo Gozzoli

L'ultimo insegnamento di Monica

Monica morì qualche giorno dopo. Prima di raggiungere la patria celeste raccomandò ai figli di non preoccuparsi di riportare la sua salma a Tagaste. "Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena” dispose, pregandoli di ricordarsi di lei, ovunque si sarebbero trovati, “innanzi all'altare del Signore”. “Si era sempre preoccupata e affannata per la sua sepoltura” e la aveva persino preparata accanto a quella del marito, riferisce Agostino. Ma ad Ostia Monica ci offre un ultimo insegnamento. Cresciuta ancora nella fede, negli ultimi giorni della sua vita, parlando con alcuni amici che le chiedevano “se non l’impauriva l’idea di lasciare il corpo tanto lontano dalla sua città” esclamò certa: “Nulla è lontano da Dio, e non c'è da temere che alla fine del mondo egli non riconosca il luogo da cui risuscitarmi”.



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27 agosto 2026, 09:15