Donald Trump e Xi Jinping a Busan, Corea del Sud, 30 ottobre 2025 Donald Trump e Xi Jinping a Busan, Corea del Sud, 30 ottobre 2025 

Cina-Usa, il necessario equilibrio

Quasi nove anni dopo dall'ultima visita di Trump a Pechino, queste due visioni del mondo tornano a incontrarsi in un contesto totalmente diverso. L’invasione russa dell’Ucraina, la guerra dei dazi, l’attacco americano e israeliano all’Iran di cui ancora si stenta a vedere una possibile soluzione e la questione taiwanese. Soprattutto, il mondo é cambiato sul fronte tecnologico

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

«La Cina ha una storia di 5.000 anni, giusto? Credo che la civiltà più antica al mondo sia l’Egitto, con 8.000 anni». «Sì, l’Egitto è un po’ più antico, ma l’unica civiltà continua fino a oggi è la Cina. Siamo rimasti il popolo originario, tramandati nel tempo. Ci chiamano i discendenti del drago». Era il 2017 quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo cinese, Xi Jinping, chiacchieravano all’interno della Città Proibita. Quella fu l’ultima visita di un presidente statunitense a Pechino. E questo dialogo, disponibile su YouTube, fu piuttosto rivelatore del modo di guardare il mondo da parte delle due superpotenze contemporanee: da un lato, la tendenza americana a leggere i rapporti internazionali come relazioni tra grandi potenze; dall’altro, l’intenzione di presentare la Cina come una grande civiltà, sopravvissuta a dinastie, invasioni e guerre civili.

Due visioni del mondo, nove anni dopo

Quasi nove anni dopo, queste due visioni del mondo tornano a incontrarsi in un contesto però totalmente diverso. Anzitutto, sul piano internazionale, con l’invasione russa dell’Ucraina, l’incursione statunitense in Venezuela, la politica dei dazi, l’intervento americano e israeliano all’Iran di cui ancora si stenta a vedere una possibile soluzione, la questione taiwanese e l’incognita sui rapporti di forza nell’Indo-Pacifico. Soprattutto, il mondo è cambiato sul fronte tecnologico: certo, c’è la sfida dell’intelligenza artificiale, ma soprattutto c’è il ruolo capovolto della Cina, che non è più solo “fabbrica del mondo” bensì è potenza tecnologica altamente moderna, baricentro della tecnologia e dell’energia che oggi determinano gli equilibri mondiali. Il contesto è però mutato anche sul piano interno, dove le incognite pesano tanto negli Stati Uniti — inflazione, questione demografica, debito pubblico, peso del dollaro, — quanto in Cina: crescita economica, quindi consumi e crisi immobiliare, e, anche qui, questione demografica. 

I dossier internazionali sul tavolo

Ecco perché, come osservato dal portale «The Diplomat», il successo del vertice non andrà giudicato dall’eventuale annuncio di un grande accordo — anche se Trump quasi certamente cercherà di ottenerlo — bensì da una serie di domande: l’incontro produrrà un linguaggio su Taiwan capace di rassicurare la regione? Gli impegni commerciali verranno presentati come stabilizzazione reciproca o come concessioni unilaterali? Eventuali accordi sulle terre rare saranno accompagnati da aperture americane sulle restrizioni tecnologiche varate negli scorsi mesi? Queste domande fanno emergere gli aspetti chiave dell’incontro. In primis, Taiwan, inteso da Pechino come tema determinante dal punto di vista politico. Sempre sul piano internazionale, un altro “nodo” su cui dovrebbero confrontarsi è quello di pressante attualità relativo al conflitto in Iran ed ai traffici lungo lo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa, secondo diversi analisti, appare infatti intenzionato a premere su Xi perché usi le sue leve con Teheran e contribuisca alla soluzione di un conflitto che penalizza anche la Cina, principale importatore del petrolio iraniano.

La questione commerciale

Poi, il commercio, dove entrambi i leader sanno di poter negoziare e ottenere maggiori margini per un eventuale accordo. Lo testimonia la folta delegazione di imprenditori che accompagnano Trump. Negli scorsi giorni su diverse testate statunitensi a partire da «The Wall Street Journal» si era parlato della possibile creazione di un “China-U.S. Board of Trade”, un organismo incaricato di valutare quali beni possano essere scambiati tra i due Paesi senza superare le linee rosse della sicurezza nazionale e di esaminare futuri progetti di investimento reciproci. Tutto questo dovrebbe aprire le porte al tema di fondo, ossia quello tecnologico. Washington e Pechino hanno due modi profondamente diversi di intendere l’intelligenza artificiale (IA).

Pechino e Washington, due modi diversi di intendere l'IA

Negli Usa, il dibattito politico, finanziario e industriale ruota sempre più attorno alla corsa verso l’Intelligenza artificiale generale (Agi) vista da molti come una possibile rivoluzione totale capacedi ridefinire economia, guerra e società. Pechino, invece, sembra concentrarsi sull’applicazione dell’IA al mondo fisico, con la manifattura, la ricerca, la difesa e la robotica, all’interno di una strategia di autosufficienza tecnologica sostenuta dai piani quinquennali e dal controllo delle catene industriali critiche. Questa interdipendenza asimmetrica potrebbe emergere durante il vertice: la forza americana nell’intelligenza artificiale avanzata, nei chip, nei software e nelle infrastrutture cloud contro la leva cinese sulle terre rare, sulla lavorazione dei minerali critici, sulle catene industriali e sugli ecosistemi applicativi in rapida crescita. I punti di pressione di Washington sono chiari. Gli Stati Uniti hanno imposto controlli all’esportazione su semiconduttori avanzati, chip per l’IA e tecnologie collegate, anche se Trump ha mostrato, dal dicembre 2025, una certa disponibilità a usare questa leva in cambio di concessioni tariffarie. La contromossa di Pechino si trova a monte della catena produttiva. La Cina domina molte delle fondamenta materiali dell’economia industriale legata all’energia pulita e alla difesa, inclusa la lavorazione delle terre rare e la produzione di magneti. Nessuna delle due parti può davvero disaccoppiarsi senza infliggersi costi significativi. Ed è alla ricerca di questo necessario equilibrio che andranno Trump e Xi.

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13 maggio 2026, 15:26