Niger, 49 migranti sono morti di sete nel deserto di Agadez
Vatican News
Il camion sul quale stavano viaggiando si è perso ed è rimasto in panne durante il tragitto. Per loro, non c'è stato niente da fare. Sono morti di sete. In mezzo al deserto di Agadez, nella zona di confine tra Niger, Mali e Algeria: sono morti così 49 migranti nigerini. A dare l'allarme sono stati due sopravvissuti, riusciti a raggiungere a piedi la località di Assamaka dopo decine di chilometri nel deserto. Le vittime stavano rientrando dal Mali, dove lavoravano nei siti di estrazione artigianale dell'oro, per raggiungere le proprie famiglie in occasione della festa dell'Eid. Secondo le autorità locali, i passeggeri sono rimasti intrappolati per giorni in un ambiente da temperature estreme e totale assenza di punti di approvvigionamento. I corpi delle 49 vittime sono stati sepolti sul posto.
Una delle aree più strategiche e fragili del Sahel
La tragedia si è consumata in una delle aree più strategiche e fragili del Sahel, la vasta fascia che collega l'Africa subsahariana al Nord Africa e al Mediterraneo. Da anni questa regione rappresenta uno dei principali corridoi migratori del continente: migliaia di persone provenienti dall'Africa occidentale attraversano Niger e Mali nel tentativo di raggiungere Algeria, Libia e, successivamente, l'Europa. Le rotte che attraversano il deserto del Sahara sono tuttavia segnate da continui rischi, tra incidenti, abbandoni da parte dei trafficanti, mancanza d'acqua e condizioni climatiche estreme.
L'importanza geopolitica
Oltre alla sua centralità nei flussi migratori, il Sahel riveste una crescente importanza geopolitica. La regione è ricca di risorse naturali, tra cui uranio, oro e altri minerali strategici, ed è divenuta negli ultimi anni uno dei principali teatri della competizione internazionale. In Niger, dopo il colpo di Stato del 2023 e la progressiva espulsione delle forze francesi, si è aperta una nuova fase nei rapporti con gli attori esterni. Ad oggi l'Italia è l'unico Paese occidentale a mantenere una presenza militare nel Paese attraverso la missione bilaterale di supporto alle autorità nigerine, con attività di formazione e cooperazione nel controllo del territorio e dei flussi migratori. Parallelamente, sta però crescendo l'interesse di altre potenze regionali e internazionali. In questo quadro si inserisce la visita ad Ankara del capo della giunta militare nigerina Abdourahamane Tchiani, ricevuto proprio in queste ore dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. I due Paesi hanno intensificato le relazioni dopo l'ascesa al potere della giunta militare e puntano ad ampliare la cooperazione economica e politica.
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