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A Gaza City un raid ha colpito un appartamento nel quartiere di al-Sabra, provocando un incendio nel quale sono morti sei membri della stessa famiglia A Gaza City un raid ha colpito un appartamento nel quartiere di al-Sabra, provocando un incendio nel quale sono morti sei membri della stessa famiglia  (ANSA)

Gaza, Israele costruisce una barriera a ridosso della "Linea Gialla" nella Striscia

A destare preoccupazione è anche il dibattito, sostenuto da una parte della maggioranza israeliana, sul possibile ritorno degli insediamenti ebraici nella Striscia. Domenica migliaia di persone hanno partecipato a una marcia verso Gaza per chiedere la ricolonizzazione del territorio. "Negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha intensificato le sue operazioni, uccidendo e ferendo decine di palestinesi", ha dichiarato il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Israele sta trasformando la cosiddetta “linea gialla”, che separa le aree della Striscia di Gaza sotto il controllo dell’esercito da quelle nelle quali resta presente Hamas, in una vera e propria barriera fisica. A confermarlo sono state le stesse Forze di difesa israeliane, dopo una richiesta di chiarimenti dell’Associated Press, che aveva documentato attraverso immagini satellitari i cambiamenti del territorio.

Il destino della "linea gialla"

Proprio vicino alla "linea gialla", gli abitanti di Gaza hanno visto la finale dei Mondiali di Calcio 2026 tra Spagna e Argentina
Proprio vicino alla "linea gialla", gli abitanti di Gaza hanno visto la finale dei Mondiali di Calcio 2026 tra Spagna e Argentina   (ANSA)

Secondo quanto ricostruito dai media, negli ultimi mesi l’esercito israeliano ha realizzato un terrapieno di sabbia e oltre 23 chilometri di nuove strade, lungo un confine interno che si estende complessivamente per circa 59 chilometri. Le infrastrutture attraversano in alcuni casi zone nelle quali sorgevano comunità palestinesi, successivamente demolite durante le operazioni militari. La barriera divide una fascia compresa, secondo le stime, tra il 50 e il 70 per cento della Striscia sotto controllo israeliano dalle aree amministrate da Hamas. Le Idf hanno spiegato che le opere servono a garantire la sicurezza dei militari e delle comunità israeliane vicine a Gaza. Oltre al terrapieno, sarebbe stata predisposta una zona di sicurezza dotata di strumenti di intelligence e tecnologie di sorveglianza, con l’obiettivo dichiarato di impedire infiltrazioni e attacchi contro le truppe.

Le mire israeliane su Gaza

La costruzione rischia di rendere ancora più difficile il ritorno dei palestinesi nelle proprie abitazioni e di consolidare una divisione della Striscia che, negli accordi sul cessate-il-fuoco, era stata presentata come temporanea. Lo spostamento progressivo della linea verso ovest restringe lo spazio a disposizione della popolazione, ormai concentrata prevalentemente lungo una stretta fascia costiera. A destare preoccupazione è anche il dibattito, sostenuto da una parte della maggioranza israeliana, sul possibile ritorno degli insediamenti ebraici nella Striscia. Domenica migliaia di persone hanno partecipato a una marcia verso Gaza per chiedere la ricolonizzazione del territorio, un’ipotesi appoggiata da esponenti dell’ala più radicale del governo del primo ministro Benjamin Netanyahu. Le Nazioni Unite hanno intanto denunciato una nuova intensificazione degli attacchi israeliani nella Striscia. «Negli ultimi giorni l’esercito israeliano ha intensificato le sue operazioni, uccidendo e ferendo decine di palestinesi», ha dichiarato il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan.

Nessun luogo è sicuro per i palestinesi a Gaza

A nove mesi dall’annuncio del cessate il fuoco, ha aggiunto, «nessun luogo è ancora sicuro per i palestinesi a Gaza». Secondo l’organismo delle Nazioni Unite, tra il 13 e il 20 luglio almeno 57 persone sono state uccise, tra le quali sei bambini e otto donne. Trentaquattro vittime si trovavano lontano dalla linea gialla. Gli attacchi hanno colpito edifici residenziali, zone densamente popolate e almeno una tenda utilizzata come rifugio da persone sfollate. L’Onu ha inoltre denunciato che l’esercito israeliano sembrerebbe aprire il fuoco regolarmente contro palestinesi presenti nelle vicinanze della linea di demarcazione, anche quando non rappresentano una minaccia immediata. «La morte dei civili solleva preoccupazioni sulla prosecuzione delle violazioni del diritto internazionale umanitario», ha affermato Al-Kheetan, ricordando che colpire deliberatamente la popolazione civile costituisce un crimine di guerra. L’Alto commissariato ha quindi invitato la comunità internazionale a intervenire con urgenza per assicurare il rispetto della tregua e accertare le responsabilità delle violazioni.

Gli ultimi attacchi

La giornata di ieri ha confermato la gravità della situazione. Almeno undici palestinesi sono stati uccisi in diversi attacchi israeliani. A Gaza City un raid ha colpito un appartamento nel quartiere di al-Sabra, provocando un incendio nel quale sono morti sei membri della stessa famiglia. Le vittime sono Firas e Salsabil al-Masri, entrambi di 33 anni, e i loro quattro figli: Naim, di 12 anni, Ferial, di 11, Salma, di nove, e Amira, di cinque. Secondo i familiari e le fonti mediche locali, i sei sarebbero morti bruciati nell’abitazione. L’esercito israeliano ha confermato l’attacco, affermando che l’obiettivo era un membro di Hamas e che sono in corso verifiche sulle conseguenze del bombardamento. Pochi giorni prima, un altro raid contro un’abitazione di Gaza City aveva ucciso cinque componenti della famiglia Nasman, tra i quali tre minori. Altre tre persone sono morte in un attacco nella parte centrale di Gaza City. Due palestinesi sono stati invece uccisi ad al-Zahraa, nel centro della Striscia, quando un attacco aereo ha colpito un’automobile. Secondo fonti ospedaliere citate dai media palestinesi, dall’alba di ieri le vittime complessive sarebbero state almeno dodici, tra cui quattro bambini.

La denuncia di Save the Children

La sepoltura dei sei membri della famiglia palestinese uccisa in un raid israeliano
La sepoltura dei sei membri della famiglia palestinese uccisa in un raid israeliano   (ANSA)

E proprio sulla condizione dei minori Save the Children denuncia che almeno 19 minori palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane dall’inizio di luglio, una media di circa un bambino al giorno. L’organizzazione ricorda, tra gli episodi più recenti, la morte di una bambina di sei anni in un attacco contro un edificio residenziale a Deir al-Balah e quella di due fratelli di sette e otto anni, colpiti da un drone nel quartiere di al-Sabra. Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre del 2023, secondo le autorità sanitarie di Gaza, sono stati uccisi almeno 73.293 palestinesi e oltre 173.900 sono rimasti feriti. Dall’entrata in vigore del cessate-il-fuoco, nell’ottobre del 2025, le autorità sanitarie della Striscia riferiscono di almeno 1.168 morti e 3.798 feriti.

L'allarme varicella

Alla violenza si aggiunge una situazione sanitaria sempre più grave. L’Unicef ha registrato più di 9.300 casi di varicella dall’inizio di luglio, soprattutto nella zona di Khan Yunis, una delle più densamente popolate della Striscia. La diffusione della malattia è favorita dal sovraffollamento dei campi, dalla carenza di acqua potabile, dalle condizioni igieniche precarie e dall’impossibilità per molte famiglie di isolare i malati. Una patologia generalmente gestibile durante l’infanzia diventa così più difficile da curare e contenere in un territorio nel quale il sistema sanitario è stato in larga parte distrutto e medicinali, vaccini e strutture mediche restano insufficienti.

Israele si prepara a elezioni

Il presidente israeliano, Herzog
Il presidente israeliano, Herzog   (AFP or licensors)

La crisi di Gaza continua intanto a intrecciarsi con le tensioni politiche interne a Israele, in vista delle elezioni previste per il 27 ottobre. Ieri il presidente, Isaac Herzog, ha lanciato un appello alla responsabilità, denunciando possibili minacce alla regolarità del voto provenienti sia dall’interno sia dall’esterno del Paese. Herzog ha riferito di aver ricevuto informazioni dal presidente della Commissione elettorale centrale, dal vicepresidente della Corte Suprema e dal capo dello Shin Bet sui rischi di interferenze e disinformazione. Il presidente ha richiamato in particolare l’attenzione sulla circolazione di contenuti manipolati attraverso i social network e sull’aumento della violenza politica. «Non oltrepassate le linee rosse e non trasformate gli avversari in nemici», ha detto rivolgendosi ai partiti, ai candidati e agli attivisti. «Le elezioni non sono una guerra civile».

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22 luglio 2026, 08:22