Myanmar, Aung San Suu Kyi riappare in pubblico: incontro con la Croce Rossa
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Aung San Suu Kyi, la leader democratica birmana premio Nobel per la Pace nel 1991 ed ex Consigliere di Stato del Myanmar fino al febbraio 2021, ha incontrato un rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr). Si è trattato della prima occasione pubblicamente nota di contatto con un osservatore straniero da quando Suu Kyi è stata arrestata da quando i militari hanno preso il potere, cioè dal febbraio 2021. L'incontro, confermato anche dal Cicr, si è svolto in forma privata secondo le procedure previste per le visite alle persone detenute. Le autorità militari hanno diffuso alcune fotografie che mostrano Suu Kyi mentre stringe la mano ad Arnaud de Baecque, capo della delegazione del Cicr in Myanmar, e altre immagini in cui appare durante i festeggiamenti per il suo 81° compleanno. Non sono stati resi noti il luogo dell'incontro né il contenuto dei colloqui.
La visita interrompe oltre cinque anni di totale isolamento pubblico della leader birmana. Arrestata il primo febbraio 2021, quando l'esercito guidato dal generale Min Aung Hlaing rovesciò il governo eletto della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), Suu Kyi è stata successivamente condannata in una serie di processi ampiamente contestati dalla comunità internazionale. Nel 2022 era stata condannata ad altri sei anni di carcere, oltre ai 17 subito stabiliti, poi l'aprile scorso è stata trasferita dagli istituti di detenzione agli arresti domiciliari nell'ambito di un'amnistia parziale, ma resta detenuta in una località non resa nota. Le Nazioni Unite hanno accolto positivamente la visita del Cicr, ribadendo la richiesta di un rilascio «rapido e incondizionato» di tutti i detenuti arbitrariamente e di un dialogo politico inclusivo per uscire dalla crisi.
La figura di Suu Kyi
Aung San Suu Kyi, oggi ottantunenne, ha trascorso circa 15 anni agli arresti domiciliari durante il precedente regime militare. Nel 1991 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace. Dopo la vittoria elettorale della Lega Nazionale per la Democrazia nel 2015, è stata Consigliere di Stato fino al 2021. Dal colpo di Stato di quell'anno, il Myanmar è precipitato in una delle più gravi crisi umanitarie del mondo. Secondo il Piano di risposta umanitaria 2026 delle Nazioni Unite, 16,2 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione, necessitano di assistenza umanitaria, oltre quattro milioni di persone risultano sfollate interne a causa del conflitto armato, delle ricorrenti calamità naturali e del collasso economico. Il terremoto del marzo 2025 ha ulteriormente aggravato la situazione, distruggendo infrastrutture e aumentando la vulnerabilità delle comunità già colpite dalla guerra.
Il ruolo della Croce Rossa in Myanmar
In questo contesto opera il Comitato Internazionale della Croce Rossa, presente nel Paese con attività di assistenza d'emergenza e programmi di sostegno a lungo termine. Sul proprio sito ufficiale il Cicr spiega che interviene distribuendo cibo e beni di prima necessità, migliorando l'accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari, sostenendo i mezzi di sussistenza delle famiglie, promuovendo il rispetto del diritto internazionale umanitario e sensibilizzando sui rischi delle mine. L'organizzazione cerca inoltre di ottenere l'accesso ai luoghi di detenzione per verificare le condizioni dei detenuti, favorire un trattamento umano e ristabilire i contatti tra i prigionieri e le loro famiglie, attività svolta in collaborazione con la Croce Rossa del Myanmar. Ennesima tragedia che sta colpendo in queste ore il Paese birmano è legata alle inondazioni: oltre 8.300 persone (più di 1.700 famiglie) sono state evacuate nel comune di Laymyethna, dopo il cedimento dell'argine della diga di Ngawun. Sono in corso operazioni di soccorso con distribuzione di acqua potabile, cibo e beni di prima necessità. In Myanmar come in tutto il Sud-Est asiatico le autorità e le agenzie umanitarie mantengono alta l'allerta perché la stagione dei monsoni è ancora in corso.
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