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Agenti di polizia trasportano un'anziana sopravvissuta alle inondazioni dopo l'alluvione a Trishuli, Nepal Agenti di polizia trasportano un'anziana sopravvissuta alle inondazioni dopo l'alluvione a Trishuli, Nepal 

Nepal, il climatologo Cat Berro: "Con il permafrost che scongela, accadrà ancora"

Il punto sul disastro naturale avvenuto al confine col Tibet. E l'allarme lanciato dallo studioso della Società meteorologica italiana: "Nel mondo una maggiore propensione allo sviluppo di frane di grandi dimensioni, che possono interessare i ghiacciai. La riduzione dei ghiacciai e lo scongelamento del permafrost portano a una destabilizzazione generale dei territori di alta montagna"

Davide Dionisi - Città del Vaticano

L’Himalaya è una catena montuosa molto soggetta a fenomeni di instabilità legati alla presenza dei ghiacciai e questo è da sempre motivo di grande preoccupazione, soprattutto in questi anni di cambiamento climatico, di riscaldamento globale accelerato e di ritiro dei ghiacciai. Tanto che proprio nel 2025, in occasione dell’anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai, le Nazioni Unite hanno potenziato il sistema di allerta per questa categoria di fenomeni che sono spesso di natura variegata e multipla. 

Ascolta l'intervista al climatologo Cat Berro!

Una miscela che si ingigantisce

"Nel caso dell’evento catastrofico di ieri in Nepal non c’è ancora una ricostruzione definitiva e chiara, però la dinamica comincia a delinearsi e i ricercatori sono abbastanza concordi sul fatto che si sia trattato di una grande frana che da una montagna si è abbattuta su un ghiacciaio, lo ha coinvolto e ha fatto crollare a sua volta il ghiacciaio", spiega Daniele Cat Berro, climatologo, giornalista e divulgatore scientifico della Società meteorologica italiana. "Questo ha determinato l’innesco di una miscela imponente di acqua, rocce frantumate, sedimenti vari, fango e detriti che procedendo verso valle si è chiaramente ingigantita", aggiunge, specificando che "parte di quest’acqua potrebbe derivare dalla fusione molto rapida, quasi istantanea, di enormi volumi di ghiaccio coinvolti dalla frana. Altra acqua potrebbe derivare anche dall’acqua presente nei sedimenti: la regione himalayana in questi mesi è interessata dal monsone estivo, che risale dall’Oceano Indiano e apporta importanti precipitazioni. Ieri non erano in corso precipitazioni, però gli ammassi rocciosi e i sedimenti potrebbero essere stati saturi di acqua di precipitazioni precedenti. È ancora una ricostruzione sommaria, che andrà dettagliata, confermata e studiata ulteriormente". 


Tra le aree più vulnerabili al mondo

Nepal e Tibet sono tra le aree più vulnerabili al mondo per questi fenomeni. Alla domanda sul se esistono sistemi di allerta precoce adeguati e che cosa manca, il climatologo risponde: "I sistemi di allerta precoce cominciano a farsi strada, però sono ancora chiaramente insufficienti in un territorio così vulnerabile da un lato e così complesso dall’altro. Basti pensare — afferma — all’estensione dell’Himalaya (e mettiamoci dentro anche il Karakoram a ovest) con montagne che arrivano a 7-8 mila, oltre 8 mila metri, centinaia di valli, migliaia di ghiacciai. È sostanzialmente impossibile pensare di monitorarli tutti in maniera adeguata. Oggi i satelliti danno sicuramente un grande aiuto", evidenzia Cat Berro, "però c’è ancora molta strada da fare per estendere e potenziare i sistemi di allerta precoce per la popolazione. Questo deve essere un obiettivo fondamentale per i prossimi anni, ed è perseguito anche dall’Organizzazione meteorologica mondiale in generale per tutti i fenomeni estremi di vario genere che colpiscono il mondo, e in particolare le aree montuose". 

Alla ricerca di superstiti dopo le inondazioni improvvise a Trishuli, nel distretto di Nuwakot, in Nepal
Alla ricerca di superstiti dopo le inondazioni improvvise a Trishuli, nel distretto di Nuwakot, in Nepal   (AFP or licensors)

Il rischio di eventi simili

A questo punto dobbiamo aspettarci che eventi come quello in Nepal diventino più frequenti nei prossimi anni, nei prossimi decenni? "Potenzialmente sì - risponde il climatologo -. Anzitutto per il fatto che lo scongelamento del permafrost in alta quota, il substrato perennemente o quasi perennemente ghiacciato in profondità, a mano a mano che scongela va a destabilizzare gli ammassi rocciosi. C’è quindi in generale nel mondo, e anche sulle Alpi, una maggiore propensione allo sviluppo di frane anche di grandi dimensioni, che talora possono andare a interessare i ghiacciai e a coinvolgerli. La riduzione dei ghiacciai e lo scongelamento del permafrost portano dunque a una destabilizzazione in generale dei territori di alta montagna". 

Una vista satellitare mostra i ghiacciai del Langtang
Una vista satellitare mostra i ghiacciai del Langtang

Dall'Asia al resto del mondo

Riferendosi proprio agli episodi verificatisi sull’arco alpino, Cat Berro segnala: "Sulle Alpi abbiamo avuto anche dei casi della medesima categoria, per fortuna con effetti ben diversi da quelli visti ieri in Nepal. Mi viene in mente il caso di Blatten: la catastrofica valanga di roccia e ghiaccio che il 28 maggio 2025 ha sepolto interamente il paese svizzero, con dinamiche e dimensioni diverse, però possiamo dire che si è trattato di un evento abbastanza simile. La differenza sta nel fatto che in Svizzera quella montagna era monitorata da diversi anni e il monitoraggio ha permesso un’allerta precoce della popolazione, che è stata interamente evacuata con due settimane di anticipo. Vi è stata una sola vittima, a fronte invece delle centinaia, forse anche migliaia, di ieri in Nepal. L’altro evento", conclude lo studioso della Società meteorologica italiana, "sempre in Svizzera, risale al 2017: il grande collasso della parete nord del Pizzo Cengalo, che anche in quel caso ha investito il ghiacciaio sottostante con lo sviluppo di un’enorme colata detritica sul paese di Bondo, a fondo valle, con la scomparsa di otto escursionisti tuttora dispersi lungo i sentieri. Un altro evento della medesima categoria".

Il disastro di Blatten, nel 2017, citato dal climatologo Cat Berro
Il disastro di Blatten, nel 2017, citato dal climatologo Cat Berro

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27 agosto 2026, 11:21