Il Papa: Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra e ha le mani che grondano sangue
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!
È un forte appello alla pace l’omelia di Leone XIV nella Domenica delle Palme. Nella lunga celebrazione che ricorda la Passione del Signore, iniziata all’obelisco di piazza San Pietro con la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la benedizione di ramoscelli di ulivo e palme, il Pontefice sceglie poche ed efficaci parole che scuotono le coscienze.
Prima dell’inizio della Messa, la suggestiva processione che dal Braccio di Costantino del Colonnato del Bernini giunge al centro della piazza circondandolo, per poi proseguire, dopo la lettura della pagina evangelica di Matteo su Gesù osannato nella Città Santa, verso il sagrato della basilica vaticana. A ricordare la folla che acclamò Cristo, fedeli e celebranti che portano “palme fenix” - 120 in tutto donate dal Cammino Neocatecumenale - e i tradizionali palmurelli - provenienti da Sanremo e benedetti martedì scorso nella Cattedrale di San Siro -, e ancora 120mila ramoscelli d’ulivo, arrivati dall’Umbria e forniti dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, con delegazioni presenti alla liturgia. E sul sagrato, dove spicca il rosso dei paramenti liturgici, due grandi decorazioni riproducono il simbolo di questa domenica. E con il Pontefice, all’altare, i cardinali Giovanni Battista Re e Leonardo Sandri, rispettivamente decano e vice decano del collegio dei porporati.
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Dio rifiuta la guerra
Terminata la proclamazione del Vangelo, si fa silenzio tra i quarantamila presenti in piazza San Pietro, poi il Papa inizia a parlare. Di fronte all’odierno scenario internazionale, nel quale crescono i conflitti e si pianificano azioni di guerra, il suo invito è a volgere lo sguardo a Gesù che “percorre la via della croce” come “Re della pace” e a soffermarsi sulla sua mitezza e pacatezza che si contrappone alla brutalità e ai soprusi degli uomini. Cristo “non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza” sottolinea Leone, e si è lasciato crocifiggere “per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità”.
Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”.
Una carezza per l’umanità mentre si impugnano spade
Gesù, in pratica, avviandosi verso il Calvario, “si presenta come Re della pace mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra”, sottolinea il Pontefice, rimarcando il modo in cui Gesù si pone dinanzi al male. “Guardiamo a Gesù”, sollecita.
Lui, che si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che è venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte.
Il volto mite di Dio
Ed è Re della pace che “vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro” che “separa da Dio e dal prossimo” Gesù, spiega Leone XIV, enumerando tutti quegli aspetti che nelle Sacre Scritture lo mostrano come tale: quando entra a Gerusalemme “in groppa a un asino, non a un cavallo”, “umile”; quando ferma uno dei suoi discepoli che “estrae la spada per difenderlo e colpisce il servo del sommo sacerdote” e lo esorta a riporre l’arma, “perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno”; quando viene condannato a morte ingiustamente e non si ribella mentre viene “caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe”.
Nelle piaghe di Gesù quelle degli uomini di oggi
Ma non è solo Gesù “crocifisso per noi” che il Papa chiede di guardare: in Lui è possibile vedere, “i crocifissi dell’umanità”.
Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra.
Con Maria certi che il male non prevarrà
E quel grido di Gesù che dalla croce invoca fratellanza e pace, infine il Pontefice lo affida a Maria, “che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi”. E prende in prestito le parole del vescovo Tonino Bello, a conclusione della sua omelia, e domanda alla Vergine di donare agli uomini la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà l’ultima parola; “che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli” e che le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera”.
Nella preghiera dei fedeli, poi, l’invocazione a Dio perché la Chiesa “sappia trasmettere a chi è sfiduciato la speranza evangelica” e “per i cristiani perseguitati, che vivono l’umiltà di Cristo nella passione”, affinché non si scoraggino “davanti alla prova” e abbiano fede nella promessa di Dio. Inoltre sono state innalzate suppliche all’Onnipotente per tutti i popoli, poiché “pongano segni di pace e di riconciliazione, vincendo gli egoismi e le volontà di dominio” e ancora per quanti “sono nella sofferenza e povertà, uniti al dolore di Cristo crocifisso”.
Al termine della Messa, bagno di folla per il Papa, che sulla sua jeep bianca ha percorso in lungo e in largo piazza San Pietro per salutare fedeli e pellegrini che hanno preso parte alla solenne liturgia eucaristica con la quale si apre la Settimana Santa.
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