Algeria, monsignor Lhernould: dal Papa l’invito alla fraternità, medicina per la pace

A conclusione delle giornate del Pontefice nel Paese nordafricano, il presidente della Conferenza dei vescovi della regione del Nord Africa e capo della Chiesa di Tunisi traccia un bilancio della visita, dall'ispirazione di sant’Agostino all'incontro di un popolo al quale Leone XIV si è presentato "con umiltà e semplicità"

Tiziana Campisi – Inviata ad Algeri

Un evento storico che avrà un’ampia e lunga risonanza nella Chiesa e nella società algerina: così il presidente della Conferenza dei vescovi della regione del Nord Africa (Cerna) e arcivescovo di Tunisi Nicolas Lhernould definisce il viaggio apostolico di Leone XIV in Algeria. A colloquio con i media vaticani il presule traccia un bilancio della visita del Pontefice evidenziando che filo rosso dei suoi discorsi è la centralità di Dio. Il presule mette in rilievo, inoltre, la parola convivium, usata più volte dal Papa, “questa costruzione della fraternità” che “è molto probabilmente anche la medicina contro tutto quello che porta il contrario della pace”.


Come legge la visita di Leone XIV in Algeria?

La leggo, innanzitutto, come un evento storico. Non soltanto perché nessun Papa era venuto prima in Algeria, ma soprattutto perché è Papa Leone XIV, un Papa agostiniano, che è venuto sulle orme di Agostino. Dall'ispirazione di Agostino all'incontro di un popolo. Cioè, non è venuto a fare un pellegrinaggio - lo aveva già fatto due volte quando era superiore generale - è venuto con tutta la sua forza agostiniana e l’emozione di essere soprattutto ad Annaba, ma anche ad Algeri, per incontrare un popolo di cui Agostino è un figlio. Proprio questo io trovo più storico, non soltanto il fatto che nessun Papa prima di lui fosse venuto qui.

Lei è stato vescovo di Costantina e ha preso parte alla Messa celebrata da Leone XIV nella basilica di Sant'Agostino, antica Ippona, oggi Annaba. Cosa ha significato questa celebrazione?

La prima cosa è che per me una è stata una emozione grande rivedere i tanti volti amati di amici, di fratelli, di sorelle, di comunità, ma anche di amici che non sono cristiani, che sono venuti perché c'era l'evento. Ma non è una cosa inabituale da noi, perché c'è questa convivenza, questa fraternità con i musulmani che si vive anche fino all’emularsi spiritualmente che fa sì che frequentiamo anche facilmente gli spazi di preghiera degli altri. La seconda cosa è che ho sperimentato in questa cerimonia un'atmosfera di pace molto forte, basata sull'interculturalità che caratterizza le nostre comunità ma con una dolcezza, una mitezza che emanava anche dal Santo Padre stesso, dal suo modo d'essere e dalle sue parole. Era un evento forte, anche mondiale, grazie ai mass media, ed è stato anche un momento familiare, immagine della nostra piccola Chiesa e del modo in cui viviamo questo relazionarsi con i nostri amici musulmani nel Paese. Quindi, io ritengo che sia stato un evento e immagine forte, della Chiesa universale e della Chiesa locale.

Cosa lascia Leone XIV all'Algeria?

Soprattutto il fatto di essere venuto. Perché si è manifestato in carne e ossa, per così dire, quanto aveva detto dal balcone di San Pietro il giorno della sua elezione: “Sono il figlio di Sant'Agostino”. Quindi, penso, ormai, che sia diventato fratello dell'Algeria. E lo vedremo dopo, perché l'importante sarà poter rileggere quanto ha detto, e anche vedere l'impatto di questa sua visita nel quotidiano, nelle relazioni, e anche l’impulso culturale che forse che avrà dato. Ma questo lo vedremo a lungo. Ha detto anche delle parole forti. Quella che mi ha toccato di più, che vedo come il filo rosso, è la centralità di Dio dal quale scaturisce la pace, sulla quale ha insistito molto, la convivenza pacifica e soprattutto gioiosa tra le persone. Questa centralità di Dio mi è apparsa come una cosa veramente forte fra tutto ciò che ha detto. E poi il Papa è arrivato con umiltà e semplicità, non ha fatto diplomazia, ma ha avuto un modo di parlare alla gente che secondo me ha avuto un impatto forte. L'ho sentito soprattutto nella comunità cristiana, dopo le due cerimonie, quella di Notre Dame d’Afrique e quella di Annaba, ma l'ho sentito anche uscendo dal Monumento dei martiri Maqam Echahid, il primo giorno. L'impatto che hanno avuto le sue parole sulle persone e la loro impressione, dopo, era veramente forte ed emozionante.

Il presidente della conferenza episcopale del Nord Africa e arcivescovo di Tunisi, Nicolas Lhernould
Il presidente della conferenza episcopale del Nord Africa e arcivescovo di Tunisi, Nicolas Lhernould

Adesso come riparte la Chiesa in Algeria?

La Chiesa riparte rinforzata nel suo modo d'essere. I tre pilastri principali della presenza, della testimonianza della Chiesa che il Santo Padre ha sviluppato nel suo intervento a Notre Dame d'Afrique sono veramente un incoraggiamento forte, perché sono una definizione che direi agostiniana nella missione, la quale corrisponde anche molto al nostro modo di essere ed è in sintonia con il nostro vissuto: la preghiera, la carità e l'unità. Cose che hanno un'eco fortissima in tutti gli ambiti della nostra Chiesa. Cosa mi è rimasto più impresso delle parole del Papa lo capirò col passare del tempo, perché il modo di parlare del Santo Padre non è usare delle formule d’effetto. Il suo è un modo d'essere che è dolce, con le sue parole mette in rilievo sempre la centralità di Dio e quindi la comunione. Sono stato personalmente colpito dalla parola latina convivium che ha usato più volte, che significa vivere insieme, citando anche il mosaico di Tipasa nel quale c'è scritto “In Christo Deo pax et concordia sit convivio nostro”. Questa l'ha usata più volte e questa costruzione della fraternità è molto probabilmente anche la medicina contro tutto quello che porta il contrario della pace. Quindi Leone XIV non parla soltanto di pace nel mondo, con tutte le difficoltà, le sfide e le violenze di oggi, ma sulla scia del suo predecessore, Papa Francesco, porta anche ad un discorso positivo su come costruire la pace. E lo fa con questa centralità di Dio e attingendo al pozzo della parte migliore di ciascuno, nella convivialità delle differenze che in Dio diventa comunione. Questo è molto agostiniano come tema ed è quello che io personalmente ritengo importante.

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15 aprile 2026, 10:00