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Il Papa nella Università Sapienza di Roma Il Papa nella Università Sapienza di Roma

L’Università Sapienza accoglie Leone nei valori condivisi di pace e dignità umana

Il Papa visita il primo ateneo di Roma lasciando un’impronta forte all’insegna della ricerca dell’amicizia tra i popoli. Palpabile la sintonia tra il Pontefice e la comunità accademica sui temi del disarmo e della costruzione di una società aperta ai fragili e ai giovani profughi di guerra. La rettrice Polimeni: stiamo cercando di garantire continuità alla formazione di studentesse e studenti palestinesi, attivando borse di studio e percorsi di accoglienza

Antonella Palermo – Roma

Hanno sfidato l’alba credenti e non, italiani e non, studenti e non. Ma sono voluti venire qui, nella Università più grande d’Europa, Sapienza, prima della capitale con i suoi 700 anni di storia, per ascoltare le parole di Leone XIV alla comunità accademica e alle nuove generazioni. Perché loro, i giovani, ci tengono al proprio futuro e sono più esigenti di quanto può sembrare se si considerano gli appellativi degli adulti con cui spesso vengono decorati. “Penso che sia un’opportunità importante esserci sia se guardiamo l’evento come un fatto spirituale sia che lo guardiamo come a un incontro con un Capo di Stato”, dice una studentessa di Medicina in fila per entrare in Aula Magna. “Mi aspetto parole di pace in un mondo che la pace non la riesce a fare”. Anche un ragazzo canadese ha le stesse curiosità e le stesse speranze. Più di qualcuno osserva: “I leader internazionali di oggi ci appaiono un po’ delle macchiette; che il Papa venga qui servirà certamente a ribadire una parola chiara anche sulla necessità di costruire una forma di riconciliazione sociale di cui abbiamo tanto bisogno”. Del medesimo parere un docente emerito di Matematica che è tornato in queste aule ormai da pensionato per esprimere il suo grazie al “Papa americano” a cui si guarda anelando alla concordia tra i popoli.

Il tempo universitario sia un incontro con Dio

“Mettere la Sua impronta in tutto quello che siamo”, sono le parole di Leone nel salutare le circa 300 persone presenti in Cappella. “Soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte nella Sua immagine, ma anche nella Sua creazione”, prosegue, rimarcando che “è Dio che ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi”. E aggiunge che “chi cerca la verità alla fine cerca Dio”, citando una frase di Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce.

Che questo tempo che vivete voi in questa università sia davvero per tutti voi un incontro con Dio, e la bellezza della vita.

Il Papa davanti alla cappella dell'Università Sapienza
Il Papa davanti alla cappella dell'Università Sapienza   (@Vatican Media)

Vicini agli studenti di zone di guerra

Appena entrato in Cappella, al Papa si avvicinano due ragazzi che frequentano la Facoltà di Lettere e Filosofia. Sono Mario Soldaini e Leonardo Tosti, curatori del libro “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” (Fazi, 2025), che ha raccolto 200 mila euro per le attività di Emergency nella Striscia. Ne hanno donato una copia al Papa con l’invito ribadito all’uscita: “Lo legga, quel libro, Santità”.

Mario Soldaini e Leonardo Tosti
Mario Soldaini e Leonardo Tosti

Nell’Ateneo è un tema diventato sempre più presente nei dibattiti, negli incontri culturali che si sono organizzati in gran numero soprattutto per creare legami, pluralismo e alleanze. Si è dato vita a progetti concreti di solidarietà verso coetanei di Paesi in guerra a cui il diritto allo studio viene di fatto negato. Proprio martedì scorso, per esempio, sono arrivati a Roma i primi quattro tra i giovani palestinesi che troveranno ospitalità nella città grazie all’accordo tra Sapienza Università di Roma, Diocesi di Roma e Comunità di Sant’Egidio, siglato a febbraio scorso. I ragazzi, tre studentesse e uno studente, frequenteranno i corsi di laurea in lingua inglese alla Sapienza, alloggeranno nelle residenze universitarie messe a disposizione dalla Diocesi e seguiranno le scuole di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio.

Antonella Polimeni, rettrice Sapienza

I progetti di accoglienza degli studenti palestinesi

È un ulteriore passo in avanti del percorso intrapreso per prendersi cura delle persone garantendo continuità alla formazione di studentesse e studenti palestinesi, attivando borse di studio e percorsi di accoglienza, afferma la rettrice Antonella Polimeni, la prima donna a guidare l’Ateneo. L’idea è di accogliere anche altri che stanno transitando in altri Paesi, preparandosi per la partenza. L’Ateneo li sosterrà per tutto il corso di studi con attività di orientamento e tutorato accademico, assistenza sanitaria e fornirà supporto e servizi tra cui il Centro di Counselling di Ateneo. La Diocesi di Roma ospiterà gratuitamente tutti gli studenti in residenze universitarie dal momento del loro arrivo in Italia fino a marzo 2029, con possibilità di estensione per altri 12 mesi per la discussione della tesi di laurea, e sarà parte attiva nell’orientare alle attività extra-accademiche e coordinare azioni di supporto per l’inclusione sociale, tramite anche la Cappellania della Sapienza.

Un polo di eccellenza con una tradizione di Nobel

Sapienza è prima università al mondo in Classics & Ancient History e tra le prime 10 con Archeology e History of Art. L’anno scorso si è collocata al primo posto tra le università generaliste italiane. Oltre 125 mila studenti, più di 3.500 docenti, più di 2.500 amministrativi, tecnici e bibliotecari, un migliaio di amministrativi nelle strutture ospedaliere. 58 dipartimenti, 44 biblioteche. Dieci i Premi Nobel che qui hanno insegnato, insigniti del prestigioso riconoscimento soprattutto nelle discipline scientifiche. Spicca il fisico Guglielmo Marconi.

Leone XIV in preghiera nella cappella dell'Università Sapienza
Leone XIV in preghiera nella cappella dell'Università Sapienza   (@Vatican Media)

La rettrice: rincuora l’impegno instancabile del Papa per l’unità 

“Gli echi e le conseguenze delle guerre ci richiamano a riflessioni inevitabili su valori minacciati, umiliati e dimenticati, ma per noi imprescindibili: la libertà, la pace, la democrazia e la solidarietà”, afferma la rettrice nel suo saluto in Aula Magna, dove il Papa pronuncia il suo discorso dopo aver visitato la mostra Sapienza e i Papi allestita negli spazi dell’Ateneo. E lei cita Agostino, “Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora”, che esortava a non lamentarsi della cattiveria dei tempi, ma a migliorare sé stessi per renderli migliori. “La sua presenza qui oggi, il suo impegno instancabile a favore dell’unità tra i popoli ci rincuorano – le parole di Polimeni -, ci danno fiducia e ci spingono ad accrescere ulteriormente il già forte impegno della Sapienza per costruire percorsi di dialogo e condivisione”. 

“Il sapere nasce dal dialogo”

L’uscita dalla pandemia, l’invasione russa dell’Ucraina, la recrudescenza del conflitto in Medio Oriente, la crescita, in Italia come in altre società europee, dei fenomeni di intolleranza e discriminazione, senza dimenticare le nuove forme di disuguaglianza generate da un accesso iniquo e non equilibrato agli algoritmi e alle nuove tecnologie hanno spinto, afferma la rettrice, a sviluppare ulteriormente la funzione di “responsabilità sociale”. Non vi è conoscenza senza pace – sostiene -, perché il sapere nasce dal dialogo, dalla possibilità di condividere idee, mettere alla prova ipotesi, riconoscere nell’altro non un avversario da sconfiggere, ma un interlocutore con cui costruire e testare convincimenti provvisori”.

Studenti radunati lungo i viali dell'Università Sapienza
Studenti radunati lungo i viali dell'Università Sapienza   (@VATICAN MEDIA)

Nei giovani il desiderio autentico di spiritualità

Per volere della rettrice, qui oggi sono presenti anche diversi rappresentanti del personale sanitario dell’ospedale Umberto I, annesso all’Università, con gli studenti delle 24 professioni sanitarie. Emerge chiaro il desiderio di coinvolgere chi quotidianamente presta un servizio di cura a chi è più fragile. Perché formare non è solo dispensare nozioni ma far crescere la persona nella sua integralità. Che poi è il messaggio evangelico, è il magistero ecclesiale, è quanto oggi lo stesso Leone è venuto a ricordare.

Alla Cappella universitaria, dove il Papa ha sostato un breve momento in preghiera al suo arrivo, e attualmente gestita dai sacerdoti diocesani già legati all’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria, è voluto tornare anche un manipolo di gesuiti, tra coloro che per anni hanno creato una presenza di accompagnamento per chi desiderasse un colloquio, un orientamento, un tempo e uno spazio di ascolto. “Per me quello che ha spinto tanti giovani ad esserci oggi – spiega padre Giancarlo Pani SJ, per ben 34 anni in Cappella -, è il modo con cui il Papa sta parlando di pace e il modo in cui si impegna a farla la pace, con tutte le difficoltà che implica. I giovani se ne accorgono, sanno cogliere questo coraggio. E mi ha colpito, entrando, che si inginocchiano davanti al tabernacolo. Non è solo esteriorità quella dei giovani, loro davvero sono attratti dallo Spirito, davvero desiderano un’esperienza di intimità spirituale”. Lo hanno dimostrato stamane con i prolungati applausi all’attraversamento dell’auto papale lungo i viali della cittadella, alle sottolineature del Pontefice sul rischio del riarmo globale. La speranza e l’attivismo dei giovani sono forti e si esprimono in decine di iniziative: dall’accordo con l’Università di Betlemme al concerto ospitato proprio lunedì scorso in questa Aula Magna, che ha visto esibirsi insieme musicisti del Conservatorio Magnificat di Gerusalemme e della scuola di musica di Scampia.

Il Papa mentre si intrattiene con alcuni studenti
Il Papa mentre si intrattiene con alcuni studenti   (@Vatican Media)

Il dono a Leone, un ponte con il Medio Oriente

Un modello di cooperazione internazionale fondato su equilibrio istituzionale, rigore scientifico e rispetto delle diverse tradizioni, è quello che emerge anche dal dono fatto al Papa: la riproduzione di un raro esempio epigrafico in lingua greca che riporta una citazione “assoluta” di un passo delle Sacre Scritture, dal Vangelo secondo Luca, capitolo 23, versetto 42 Μνήσθητί μου, Κύριε, ὅταν ἔλθῃς ἐν τῇ βασιλείᾳ σου Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno. L’iscrizione, databile tra la seconda metà del V e la metà del VI secolo, è stata rinvenuta nel complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, in un contesto che richiama l’area della Crocifissione, alla quale il testo si lega in modo particolarmente significativo. Il dono, realizzato dal laboratorio Officine museali Polo museale Sapienza Cultura, è custodito in una cassetta in legno d’ulivo realizzata a mano dagli artigiani Sapienza. E lo stesso palco dell'Aula Magna era oggi addobbato con diversi alberelli di ulivo... Dal 2022 la Sapienza è impegnata, su invito delle Comunità religiose custodi del luogo, in un progetto di ricerca e di scavo archeologico presso il Santo Sepolcro. Il progetto si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare e per l’applicazione sistemica di metodologie integrate. A consegnarlo è Mattia D'Amico, dottorando in archeologia e membro della missione archeologica a Gerusalemme. Un motivo ulteriore di lavoro per la pace oltre ogni frontiera.

Al congedo sullo scalone dell'Aula Magna, risuona ancora l'esortazione del Pontefice:

Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo! Grazie per essere qui, e arrivederci!

Il dono fatto al Papa: la riproduzione di un esempio epigrafico in lingua greca con un passo delle Sacre Scritture
Il dono fatto al Papa: la riproduzione di un esempio epigrafico in lingua greca con un passo delle Sacre Scritture   (@Vatican Media)

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14 maggio 2026, 12:00