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Il Papa: la Chiesa accompagni nel riscoprire la fede, Agostino ci è maestro

In visita pastorale a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Leone celebra la Parola di Dio e venera le reliquie del vescovo di Ippona che qui sono custodite. Presenti i vescovi della Lombardia e oltre un centinaio di religiosi e religiose della famiglia agostiniana. A precedere il momento liturgico un incontro privato con i confratelli, poi il saluto ad alcuni collaboratori. Siamo chiamati a essere Chiesa radicata nel territorio che cammina tra le fatiche e speranze della gente

Tiziana Campisi- inviata a Pavia

Un fragoroso applauso saluta Leone XIV quando arriva nel piazzale gremito di fedeli, pellegrini e malati in prima fila, davanti alla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Un luogo a lui familiare. Qui sono custodite le reliquie di sant’Agostino, e Prevost, religioso agostiniano, tante volte si è fermato in preghiera davanti all’Arca che le custodisce. In svariate occasioni, come priore generale, ha officiato liturgie e presieduto celebrazioni, l’ultima, da cardinale, è stata la chiusura, il 28 febbraio 2024, del XIII centenario dell’arrivo a Pavia delle spoglie mortali del vescovo di Ippona.

Oggi, 20 giugno, il ritorno da Pontefice. Leone XIV congiunge le due sponde del Mediterraneo: dopo essere stato, durante il suo viaggio apostolico in Africa ad Annaba, un tempo sede vescovile di Agostino fra il IV e V secolo, ora si ferma a Pavia. La tomba del grande padre della Chiesa è qui, ma un segno unisce le due città: il frammento di un mosaico che proviene da Ippona, donato nel 1843 dall’allora vescovo di Algeri Antoine Adolphe Dupuch che l’anno prima aveva ottenuto in dono l’ulna del braccio destro di Agostino, perché la sua terra potesse almeno conservare una reliquia dell’illustre figlio. 

LEGGI QUI LE PAROLE DEL PAPA PRONUNCIATE NELLA BASILICA DI SAN PIETRO IN CIEL D'ORO

L’incontro con la comunità agostiniana pavese

Il Papa incontra anzitutto i confratelli della comunità di San Pietro in Ciel d’Oro insieme a tanti altri giunti da tutta Italia e dalla Curia generalizia. Lo accolgono il priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino padre Joseph Farrell, il priore della Provincia agostiniana d’Italia padre Gabriele Pedicino e il priore della comunità di Pavia per un momento privato. “Sant’Agostino non è nostro, è della Chiesa e la nostra missione è farlo conoscere nella Chiesa”, dice Leone XIV, ricordando che il vescovo di Ippona “ha tanto da offrire in questo tempo”. Poi, prima di fare il suo ingresso in basilica, il Pontefice saluta nel chiostro i vescovi della Lombardia e alcuni collaboratori. 

Il saluto del Papa nel chiostro della comunità degli agostiniani
Il saluto del Papa nel chiostro della comunità degli agostiniani   (@VATICAN MEDIA)

Pietre vive

Tu es Petrus canta la corale quando il Papa varca la soglia di San Pietro in Ciel d’Oro, dove, insieme ai vescovi lombardi, sono radunati clero, consacrati e diaconi permanenti che lo attendono per la celebrazione della Parola, circa 1800 persone dentro e fuori la basilica.  La Prima Lettera di san Pietro Apostolo ricorda che avvicinandosi a Cristo, “pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” i credenti, “quali pietre vive” sono “costruiti” come “edificio spirituale”.


Lo sguardo della fede

L’omelia di Leone XIV è tutta rivolta alla Chiesa di Pavia, “comunità di antica tradizione” “viva e presente nella città e nel territorio, attenta ai segni di questo tempo e alle sue sfide” e che non si lascia “scoraggiare dalle fatiche, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà nella trasmissione della fede”. E “per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede”, spiega il Papa, che deve aiutare “a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista” in modo da “non scivolare in un atteggiamento negativo e pessimista, incapace di generare vita nuova”. 

Lo sguardo che ci è richiesto – e che lo Spirito Santo ci dona – è invece quello di Gesù. 

È lo sguardo che fra “difficoltà” e “incomprensioni” riesce a vedere la Provvidenza di Dio, è “lo sguardo della fede” di cui parla nella Evangelii gaudium Papa Francesco, quello “capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo all’oscurità”.

Il Papa nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro
Il Papa nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro   (@VATICAN MEDIA)

Rinnovarsi senza dividersi

Esorta la Chiesa di Pavia ad essere una Chiesa viva, il Pontefice, anzitutto restando “uniti a Cristo”, pietra angolare alla “base” del “cammino ecclesiale, dell’agire pastorale e dell’evangelizzazione”. Perché costruendo in Cristo si è preservati “dal rischio” di disperdersi e affaticarsi “in cose secondarie, magari buone, ma che non vanno all’essenziale”. Ma guardando alla realtà, il Papa riconosce “che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono tante urgenze e tanti impegni che richiedono presenza e molteplici attività”. Di fronte a tutto ciò bisogna sempre convergere in Cristo, “costruire sempre a partire dalla pietra angolare”, evitare di disperdersi basandosi “unicamente” su sé stessi e sui propri sforzi”, attingere a Cristo discernere tutto attraverso la “sua luce” e la “sua Parola”. Il Papa chiede “una Chiesa in cui si cammina insieme, capace di rinnovarsi senza dividersi”, nella quale “tutti si riconoscono fratelli” prodigandosi “con gioia al servizio del Regno di Dio”. 

Dobbiamo imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato. L’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che ci deve stare a cuore. 

L'annuncio gioioso e liberante

La raccomandazione del Pontefice è rivolta anzitutto ai presbiteri, “che talvolta possono soffrire il senso di dispersione interiore e di stanchezza per le molteplici incombenze”. A loro viene rivolto l’invito a ritornare “sempre al centro”, a unificare “tutto nella relazione” con Dio e a scoprire in Lui “la gioia della fraternità presbiterale e il comune lavoro pastorale con i laici”. Ma pure a religiose e religiosi, “che conoscono spesso la fatica di attualizzare il carisma a cui appartengono”, il Papa raccomanda “di ripartire da Cristo e di mettere in comune i talenti ricevuti sia con altre comunità religiose sia con l’insieme della Chiesa diocesana”. E aderendo a Cristo che è possibile “affrontare le problematiche odierne che riguardano la trasmissione della fede e la pratica religiosa”, rimarca il Papa.

In un tempo nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale o, per diverse ragioni, non riescono più ad avvertire come attraente la proposta della fede cristiana per la loro vita, siamo chiamati anzitutto a portare l’annuncio del Vangelo, un annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che faccia emergere la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società. 

Oggi serve “accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede”, specifica Leone, e per questo bisogna annunciare Gesù, “che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e al tempo stesso il mistero che siamo noi stessi”.

La folla di fedeli all'interno della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro
La folla di fedeli all'interno della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro   (@Vatican Media)

Sant'Agostino,  sostegno nella ricerca di senso 

In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla di luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: “Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore”. Il bisogno di rientrare in sé stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni è un’esigenza comune a tutti. Questa ricerca di senso emerge in svariati modi, riconosce il Papa, “anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani”.

Per il Pontefice serve una “testimonianza di fede” che sia “coerente e appassionata”, perché così si può essere “‘pietre vive’ che compongono l’edificio spirituale che è la Chiesa”.

Come pietre vive, siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni con le famiglie, con coloro che si preparano a ricevere i Sacramenti e anche con chi si affaccia saltuariamente o è lontano dalla vita di fede.

La fede illumina la verità

Bisogna cercare “di raggiungere tutti con la gioia del Vangelo”, valorizzare il meglio della propria storia, come gli “oratori, e al contempo sperimentare “nuove possibilità di incontro”, “rendere organiche le reti di piccole comunità che si incontrano nelle case intorno al Vangelo, aperte al servizio della comunità parrocchiale o pastorale”. Con “l’ascolto della Parola” si genera “vivacità spirituale”, di stimola “la testimonianza negli ambienti di vita”, e inoltre si è spinti “a farsi prossimi dei poveri”, e questo “anche attraverso i movimenti e le associazioni”.

Specialmente qui a Pavia, sottolineo l’importanza della pastorale universitaria e del dialogo con la cultura. Lo studio e l’elaborazione scientifica spronano i credenti a pensare una proposta di fede capace di illuminare la ricerca di verità, di giustizia e di bellezza che muove l’animo umano. 

Sollecita, infine, “uno stile sinodale nella vita comunitaria” il Papa, suggerendo di integrare “il cammino tradizionale delle parrocchie con nuove iniziative di evangelizzazione”. Occorre per questo camminare insieme, “nel comune discernimento” ed elaborare “progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità”.

Davanti a Sant'Agostino

Terminato il suo discorso, il Papa  Il Papa incensa poi le reliquie di sant’Agostino poste sull’altare, mentre viene intonato il Magne Pater Augustine, quindi accende la lampada votiva in bronzo che ricorderà, accanto all’Arca, la sua storica visita nella basilica. Si levano le note di Tardi t’amai, il canto agostiniano noto in tutto il mondo che celebra l’esperienza che il vescovo di Ippona ha raccontato nelle Confessioni.  Leone si congeda dalla “casa di Agostino” impartendo la sua benedizione anche a chi ha seguito all'esterno uno dei momenti più solenni di questa visita.

Papa Leone davanti alle reliquie di Sant'Agostino poste sull'altare
Papa Leone davanti alle reliquie di Sant'Agostino poste sull'altare   (@Vatican Media)

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20 giugno 2026, 17:00