Il Papa ai polacchi: i Voti di Jasna Góra ispirino giustizia e fraternità
Don Łukasz Bankowski – Città del Vaticano
“Saluto cordialmente i polacchi. Mi unisco spiritualmente a quanti sono riuniti a Częstochowa”, ha detto Leone XIV nei saluti all’udienza generale ricordando così “i Voti di Jasna Góra della Nazione Polacca redatti dal cardinale Stefan Wyszyński durante la sua prigionia” e rinnovati oggi, 26 agosto, a distanza di 70 anni. Poi l'invito del Papa a non disperdere quel patrimonio.
Il programma di rinnovamento morale della società in essi contenuto, attraverso la tutela della vita umana, la cura del matrimonio e della famiglia e l’educazione dei bambini e dei giovani, continui a ispirare l’impegno per la giustizia e la fraternità.
Quanto accaduto allora è uno degli eventi più significativi della storia della Chiesa nella Polonia del dopoguerra, quando sotto il regime comunista la Chiesa stessa divenne uno dei principali baluardi della difesa della libertà religiosa e dell’identità spirituale dei polacchi.
Il Primate scriveva durante l’internamento
Nel 1956 il cardinale Stefan Wyszyński, Primate di Polonia, era privato della libertà da quasi tre anni. Durante la prigionia maturò in lui l’idea della necessità di un rinnovamento morale della società, segnata prima dal dramma della Seconda guerra mondiale e poi dalle repressioni del regime comunista. Il 16 maggio 1956, memoria di sant’Andrea Bobola, Wyszyński iniziò alle cinque del mattino a lavorare al testo dei Voti. Due ore dopo era pronto. Il documento fu quindi trasportato segretamente al Santuario di Jasna Góra.
Una poltrona vuota e mezzo milione di fedeli
Il 26 agosto 1956 i Voti di Jasna Góra della Nazione Polacca furono solennemente proclamati davanti all’icona della Madonna di Częstochowa. Nel Santuario si radunarono circa mezzo milione di persone. Tra loro non c’era l’autore del testo. Il cardinale Wyszyński infatti era ancora internato. Accanto all’altare fu quindi collocata una poltrona vuota, simbolo dell’assenza del Primate e delle repressioni subite dalla Chiesa. Il testo dei Voti fu letto a suo nome dal vescovo Michał Klepacz. Alle successive invocazioni centinaia di migliaia di fedeli rispondevano: «Regina della Polonia, lo promettiamo!»
Che cosa promettevano i polacchi?
I Voti di Jasna Góra affondano le loro radici nella secolare tradizione polacca dell’affidamento a Maria, ma non si limitavano a un atto di devozione religiosa. Wyszyński vi inserì un concreto programma di rinnovamento morale e sociale della nazione. I polacchi promettevano fedeltà a Dio, alla Croce e al Vangelo, la difesa della vita umana, la cura della stabilità del matrimonio e della famiglia e l’educazione cristiana dei figli. Si impegnavano inoltre a combattere l’alcolismo, la superficialità e lo sperpero, nonché a promuovere il lavoro onesto e il rispetto reciproco. I Voti delineavano anche una Polonia libera da “odio, violenza e sfruttamento”, nella quale i frutti del lavoro fossero condivisi affinché non vi fossero “affamati, senza casa e persone in lacrime”. Settant’anni dopo, Leone XIV è tornato proprio su questo messaggio. Il programma scritto dal Primate deve – come ha indicato il Papa – continuare a ispirare la costruzione della giustizia e della fraternità.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.
