Cerca

Il Papa con i partecipanti all'Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l'America Latina sulle situazioni di dipendenza nel continente Il Papa con i partecipanti all'Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l'America Latina sulle situazioni di dipendenza nel continente

Il Papa: le dipendenze fallimento disumano, la famiglia migliore prevenzione

Nel suo discorso ai partecipanti all’incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza nel continente, Leone XIV richiama la necessità di fornire risposte integrali al problema, quali una giustizia “dal volto umano” e un accompagnamento pastorale senza la pretesa di competere con neuroscienze, psichiatria o sanità pubblica. “La Chiesa”, auspica, accolga tutte le persone “che sono rimaste ai margini del cammino”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Il fallimento di un “mondo disumanizzato” dalle droghe. Perché il volto di chi cade nell’incubo delle dipendenze snatura sé stesso e i propri legami, costringendo ai margini. Da qui la necessità di riaccompagnare al centro, attraverso una giustizia “dal volto umano” e l’equilibrato connubio tra assistenza scientifica e accompagnamento pastorale. Diventando casa. Sono questi i temi toccati oggi, 27 agosto, da Papa Leone XIV nel suo discorso in lingua spagnola, rivolto nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico vaticano ai partecipanti all’incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza nel continente.

LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE IN SPAGNOLO DI PAPA LEONE XIV

Risposte integrali per sostenere i giovani

Il convegno, sul tema "Risposta della fede alla droga e al reclutamento criminale dei giovani: un dialogo dall’America Latina e dai Caraibi al mondo", si è svolto in Vaticano dal 25 agosto per concludersi oggi. Un argomento, quello delle dipendenze, sul quale il Papa riflette alla luce della fede, con particolare attenzione ai giovani.

Sono un fenomeno complesso che mette in evidenza il fallimento di un mondo disumanizzato. La sofferenza dei giovani ci chiede risposte integrali: prevenzione comunitaria, assistenza scientifica, giustizia dal volto umano e accompagnamento pastorale prossimo. Il nostro contributo deve essere orientato alla cura, alla presenza e alla ricostruzione del tessuto comunitario.

La sinergia tra gli organismi internazionali

Sono quattro i “ponti” di collaborazione che il Pontefice individua e invita a promuovere nell’ambito della prevenzione. Il primo è quello tra la Chiesa e gli organismi internazionali, “poiché nessuno può affrontare da solo il problema delle droghe”. L’evento in Vaticano di questi giorni ha infatti contemplato la sinergia tra diversi organismi, oltre alla Pontificia Commissione per l’America Latina e a quella per la Vita: il Consiglio Episcopale Latinoamericano e Caraibico (CELAM), l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), ma anche la Pastorale latinoamericana di accompagnamento e prevenzione delle dipendenze (PLAPA), la Commissione interamericana per il controllo dell'abuso di droghe (CICAD) e l’Ufficio per gli Affari internazionali relativi alla droga e all’applicazione del diritto degli Stati Uniti (INL).


Scienza e fede avanti in parallelo

Il secondo collegamento è quello tra scienza e fede.

La Chiesa non interviene nella problematica delle droghe con la pretesa di competere con le neuroscienze, la psichiatria o la sanità pubblica, o di occuparne il posto; ma cerca di illuminarla, a partire dal Vangelo, con una comprensione integrale della persona umana.

Impegno ecumenico e internazionale

Il terzo legame unisce la Chiesa pellegrina con i diversi continenti. L’iniziativa della Pontificia Commissione per l’America Latina, infatti, pur concentrandosi sulle questioni di uno specifico continente, ha raccolto persone provenienti da centri di accompagnamento, prevenzione, recupero e integrazione per giovani, fondati sulla fede e presenti in Asia, Africa, Europa e America. Il quarto ponte, infine, è quello ecumenico. La comunità cattolica, afferma Leone XIV, si adopera insieme alle altre realtà ecclesiali a sostegno di quanti soffrono, trovando nella fede un linguaggio comune ed eloquente “per accompagnare e integrare i giovani nei loro bisogni e nei loro sogni”.

La benedizione del Papa ai partecipanti all'udienza
La benedizione del Papa ai partecipanti all'udienza   (@VATICAN MEDIA)

La migliore prevenzione: la famiglia

Tutto il lavoro fin qui svolto, tuttavia, converge in un’unica istituzione: la famiglia. Il Papa ricorda la definizione che le ha dato il Concilio Vaticano II, quella di “Chiesa domestica”, ovvero luogo in cui la vita viene coltivata, custodita e orientata al futuro.

Non esiste prevenzione migliore contro le droghe di una buona famiglia.


La Chiesa "casa e scuola" di comunione

Alla luce del dolore provocato dai nuclei spezzati dal consumo di droga e da ciò che ne può conseguire – violenza, reclutamento criminale, povertà, mancanza di opportunità – il Pontefice chiede di ritornare a fare della Chiesa la “casa e la scuola della comunione”, come auspicato da san Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte.

Qui è espresso il nucleo della missione che voi portate avanti: che la Chiesa sia una famiglia, includendo soprattutto le persone che soffrono.

Il desiderio del Papa

Infine dal Papa l’esortazione a non "passare oltre", a costruire una Chiesa che si comporta come il samaritano prossimo all’uomo caduto.

Vorrei esprimere un desiderio: che la Chiesa sia la famiglia di tutte le persone che sono rimaste ai margini del cammino.

Il Papa riceve un dono
Il Papa riceve un dono   (@VATICAN MEDIA)

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

27 agosto 2026, 12:15