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Leone XIV a Metz, città di confine e simbolo di amicizia tra i popoli

Sarà l’ultima tappa dei quattro giorni del viaggio apostolico del Papa in Francia. Dopo Parigi e l’Unesco il 25 e 26 settembre, dopo Lourdes domenica 27, Leone XIV sarà a Metz per l’intera giornata di lunedì 28 settembre. L’arcivescovo, monsignor Philippe Ballot, fa il punto in vista dell’arrivo del Pontefice

Jean-Charles Putzolu – Città del Vaticano

Tra un mese esatto, Leone XIV inizierà il suo primo viaggio in Francia. Atteso dal 25 al 28 settembre prossimo, il Papa visiterà Parigi, con una tappa presso la sede dell’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Si recherà inoltre al santuario mariano di Lourdes, domenica 27 settembre, e concluderà il suo viaggio apostolico il giorno successivo con una giornata intera a Metz, nella Francia orientale, non lontano dal confine con la Germania.

Questo confine, conteso nel secolo scorso, è diventato oggi un ponte tra due popoli amici e un segno di speranza in un mondo lacerato dalle guerre, tentato dal ripiegamento identitario, da velleità di dominio e privo di una visione chiara del futuro. È proprio da questa regione di confine che monsignor Philippe Ballot concede un’intervista ai media vaticani. L’arcivescovo di Metz esprime i propri sentimenti in vista della visita del Papa.

 Monsignor Philippe Ballot,  arcivescovo di Metz
Monsignor Philippe Ballot, arcivescovo di Metz

Monsignor Philippe Ballot, Papa Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia con una tappa nella sua diocesi lunedì 28 settembre. Cosa ha provato quando ha saputo che Metz figurava tra le tre tappe nazionali insieme a Parigi e Lourdes?

Ho provato grande gioia e un po’ di orgoglio per gli abitanti della Mosella e di Metz, vista la loro storia. È una terra che ha vissuto tre guerre, di cui due mondiali, due annessioni e che oggi dimostra di essere una terra di incontro, di fratellanza. I nemici di un tempo sono diventati amici. Collaborano invece di scontrarsi. E il confine non è più un luogo di separazione, ma un luogo di incontro. I legami con la Germania sono molto belli. Si tratta quindi di un messaggio molto forte. Accogliere il Papa, che sin dall’inizio del suo pontificato insiste sulla pace «disarmata e disarmante», significa già avere l’impressione che egli ci incoraggi a portare avanti ciò che cerchiamo di fare da anni, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale, ovvero essere uomini pacificati e pacificatori.

È un vero e proprio messaggio per l’Europa, soprattutto in un momento in cui il continente europeo deve affrontare tensioni geopolitiche e fenomeni di chiusura identitaria. Quale messaggio di unità vi aspettate dal Papa, da questa terra, come dite voi, di confine e di riconciliazione?

Dobbiamo assumere un atteggiamento di ascolto. Si vede quanto la pace sia essenziale quando, dalla loggia il giorno della sua elezione, l’ha presentata con queste parole: «La pace sia con voi», essa è «la salvezza di Cristo risorto». Ci dice che questa pace ci viene da un uomo, il Figlio di Dio, che ha vinto la morte. È una pace divina, una pace che bisogna saper vivere. Ci offre spunti in tutto ciò che abbiamo potuto ascoltare da lui, spiegando che ciò passa attraverso il cuore delle persone che decidono di impegnarsi, di dialogare con l’altro, di comprenderlo, di accettarlo, di fidarsi di lui.

La cattedrale di Metz
La cattedrale di Metz   (AFP or licensors)

Il tema di questo viaggio è: «Affinché il mondo abbia la vita». Ciò lascia intendere che la vita sarà anche uno dei temi principali di questo viaggio, un tema che in Francia risuona in modo particolare dopo l’adozione e la promulgazione della legislazione sull’aiuto a morire...

Da quanto il Papa ha già affermato riguardo alla vita, si evince che egli è in grado di farci comprendere che, quando si tratta della vita, tutto è collegato. Bisogna servire la vita, bisogna rispettarla nella sua dignità, che è costitutiva della persona umana. Dove c’è la vita umana, c’è la dignità. Eliminarla significa eliminare la dignità, sia all’inizio, sia alla fine, sia nel mezzo, quando si permette, ad esempio, che delle imbarcazioni attraversino un Mediterraneo che si trasforma in un cimitero.

Da un punto di vista più pragmatico, l’organizzazione del viaggio del Papa è un’impresa logistica piuttosto importante, se non addirittura immensa, per una diocesi. Cosa può dirci della mobilitazione della comunità che la circonda e che la accompagna nell’organizzazione di questo viaggio, nella sua regione, la Mosella?

La mobilitazione è totale. Avevamo bisogno di circa mille volontari. Abbiamo già superato questa cifra. La gente vuole partecipare, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose. Le altre confessioni sono felici della sua visita e si sentono onorate. Si percepisce che la popolazione è davvero coinvolta da questa visita. Allo stesso tempo, ci sono questioni di sicurezza e di organizzazione da risolvere. Metz è una piccola città di 140.000 abitanti, 250.000 se si considera l’area metropolitana. Non disponiamo di spazi immensi, il che richiede un’organizzazione che permetta alle persone di partecipare pienamente, di radunarsi lungo il percorso. Invitiamo le persone a venire a salutare il Papa. La sua presenza sarà un evento unico e stimolante. E infine, sarà proprio da qui che lascerà la Francia, e questo ci riempie davvero di entusiasmo.

Cosa ci dice questa mobilitazione sull’evoluzione della Chiesa in Francia? Da alcuni anni si assiste a una rinascita della fiamma della fede in particolare attraverso il numero crescente di catecumeni…

Sta succedendo qualcosa. Quando sono arrivato nella mia diocesi, quattro anni fa, c’erano 60 catecumeni. L’anno successivo erano 80 e l’anno scorso 200. Si percepisce che, quando siamo vicini alle persone, riusciamo a toccarle nelle profonde riflessioni che le animano oggi, come i cambiamenti climatici e l’intelligenza artificiale. Molti giovani, fino ai 25-30 anni, vengono a dirmi che non riescono a rispondere da soli a queste domande. È una generazione che sta prendendo coscienza della dimensione religiosa della propria vita. Hanno sete di accompagnamento. Bisogna rispettare questo loro bisogno. Bisogna camminare con loro, come diceva Papa Francesco. Sono giovani molto attenti a ciò che si può dire loro e al rispetto che si può avere per il loro percorso personale.

La sfida principale, per i pastori, non è forse quella di saper accompagnare questa piccola fiamma senza spegnerla, senza soffiarci sopra...

Esatto. Il rischio, quando si soffia sopra, è quello di volerla controllare troppo. Bisogna accompagnare questi giovani, lasciare che trovino il loro posto e non volerli a tutti i costi inserire nei nostri schemi prestabiliti. Dico spesso che occorre una pastorale della presenza e della relazione. Quando si è presenti per qualcuno, si instaura una relazione, avviene l’incontro e può nascere un dialogo. È una relazione gratuita.

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27 agosto 2026, 10:00