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Leone XIV: il mondo si ostina nel male, ma Dio non ci lascia soli nelle prove della vita

Nella catechesi del Regina Cæli in Piazza San Pietro, il Papa riflette sul valore delle relazioni autentiche: non implicano "ricatti" né "sospensioni dubbiose", tantomeno "ma" o "forse", ma diventano sorgente di doni offerti "senza voler possedere". Segno dell'amore divino per l'uomo è il Paraclito, dono da accogliere rifiutando l'oppressione del povero, l'esclusione del debole e l'uccisione dell'innocente

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L’affermazione di Gesù durante l’Ultima Cena spiazza i discepoli e i fedeli di oggi, perché solleva da una relazione vittima di dubbi o ricatti. È limpida nel suo donarsi senza riserve, senza pretendere un ritorno. È un dono di amore perché promette un sostegno nelle prove della vita, quel Paraclito che “il mondo non può ricevere” ostinandosi nell’oppressione dei poveri, nell’esclusione dei deboli, nell’uccisione degli innocenti. Sono queste le riflessioni che Papa Leone XIV offre ai circa 25mila fedeli raccolti in Piazza San Pietro questa mattina, 10 maggio, per la recita del Regina Caeli.

LEGGI LA CATECHESI INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV

Liberi dagli equivoci

La catechesi del Pontefice si fonda sul brano del Vangelo di Giovanni, e sulle parole pronunciate da Gesù mentre “fa del pane e del vino il segno vivo del suo amore”. Indicando l’osservanza dei comandamenti come diretta conseguenza di ciò, il Signore “ci libera da un equivoco”, osserva il vescovo di Roma:

Dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia.

Una vista di Piazza San Pietro
Una vista di Piazza San Pietro   (@Vatican Media)

Amore da cui scaturisce amore

Assolvere ai comandamenti secondo la volontà di Dio, afferma il Papa, significa quindi riconoscere il suo amore per noi, “così come Cristo lo rivela al mondo”, invitando alla relazione e non a “un ricatto o una sospensione dubbiosa”.

Ecco perché il Signore ci comanda di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amato: è l’amore di Gesù a far nascere in noi l’amore.

Relazioni senza “ma” e “forse”

Legami che generano altri legami e che in Cristo trovano la loro espressione più chiara: un amore “fedele per sempre, puro e incondizionato”, che non conosce “ma” e “forse”, e si dona “senza voler possedere”, dando vita “senza prendere nulla in cambio”.

Poiché Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi.

I fedeli in Piazza San Pietro
I fedeli in Piazza San Pietro   (@Vatican Media)

Ordine di vita che risana dai falsi amori

Tutto ciò, evidenzia ancora Leone XIV, riguarda concretamente la vita stessa: “solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così solo chi è stato amato può amare”.

I comandamenti del Signore sono perciò un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza.

Il Paraclito, segno di una relazione incrollabile

Segno dell’amore di Dio per l’uomo, afferma il Pontefice, è anche la promessa del Paraclito, dono che “non ci lascia soli nelle prove della vita”. “Avvocato difensore” e “Spirito della verità” che tuttavia “il mondo non può ricevere” perché ostinato nel male. Corrispondere all’amore universale di Gesù significa allora trovare nello Spirito Santo un alleato incrollabile.

Sempre e dovunque possiamo allora testimoniare Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte.


Uniti come popolo

Attraverso l’offerta di un amore vero ed eterno, Gesù condivide la sua identità di “Figlio amato”. Un’affermazione che smentisce “l’Accusatore, cioè l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore”.

Infatti, mentre lo Spirito Santo è forza di verità, questo Accusatore è padre della menzogna, che vuole contrapporre l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quel che fa Gesù, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa.

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10 maggio 2026, 12:15

Cos’è il Regina Caeli ?

L’antifona Regina Caeli (o Regina Coeli) è una delle quattro antifone mariane (le altre sono l’Alma Redemptoris Mater,  l’Ave Regina Caelorum e il Salve Regina).

Fu Papa Benedetto XIV, nel 1742, a prescrivere che venisse recitata al posto dell’Angelus e stando in piedi, come segno di vittoria sulla morte, durante il Tempo Pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste.

Viene recitata, come l’Angelus, tre volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, per consacrare la giornata a Dio e a Maria.

Questa antica antifona risalirebbe, secondo una pia tradizione,  al VI o al X secolo, mentre la sua diffusione è documentata dalla prima metà del XIII secolo, quando viene inserita nel Breviario francescano. È composta da quattro brevi versi ciascuno dei quali si conclude con l’Alleluia, ed è la preghiera che i fedeli rivolgono a Maria, Regina del Cielo, per gioire con lei della resurrezione di Cristo.

Papa Francesco, il 6 aprile 2015, proprio durante la recita del Regina Caeli nel giorno successivo alla Pasqua, ha consigliato quale deve essere la disposizione del cuore quando si recita questa preghiera:  

“… ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice”.

Ultimi Angelus / Regina Caeli

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