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Processo d’appello, accusa e parti civili: “inammissibili” le eccezioni delle difese

Sesta udienza del procedimento per la gestione dei fondi della Santa Sede. Parola all’Ufficio del Promotore di Giustizia e alle parti civili Segreteria di Stato, IOR e Apsa che hanno replicato alle istanze delle difese circa i rescritti del Papa, il deposito parziale del materiale da parte di Diddi, la questione delle chat con Chaoqui e Ciferri. Flick: illecita gestione di una parte consistente del patrimonio della Santa Sede. Severino: indubbia l'indipendenza del Tribunale vaticano

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

“Evitiamo di rendere difficili cose facili, attraverso cose inutili. Con tutto il materiale accumulato molte eccezioni delle difese sono inutili”. Senza troppi giri di parole, il professor Giovanni Maria Flick, difensore della parte civile Apsa, ha chiesto alla Corte d’appello vaticana di rigettare le istanze presentate ieri dalle difese degli imputati del procedimento giudiziario di secondo grado. Come lui, anche le parti civili di IOR e Segreteria di Stato (Asif si è associata) e l’Ufficio del Promotore di Giustizia che hanno avuto parola per tutte e quattro le ore della sesta udienza di oggi, 4 febbraio, nell’aula del Tribunale vaticano.

Le questioni dibattute

Al centro del dibattimento odierno, questioni già ampiamente affrontate. La validità ed efficacia dei rescritti di Papa Francesco, anzitutto, ovvero i provvedimenti firmati dal Pontefice che avrebbero conferito “poteri straordinari” al promotore di Giustizia, Alessandro Diddi (il quale dal 12 dicembre ha dichiarato l’astensione dal processo d’appello) in fase di indagine. Poi il materiale “parziale” e “pieno di omissis” depositato dallo stesso Diddi che avrebbe impedito un corretto esercizio della difesa e, di nuovo, le chat tra Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, circa il coinvolgimento nelle indagini dell’ex direttore dell’Ufficio amministrativo, monsignor Alberto Perlasca, super teste del primo grado, e pure le chat tra Ciferri, Chaoqui e Diddi.

Se ieri i difensori degli imputati chiedevano di annullare totalmente la sentenza di primo grado, oggi accusa e parti civili si sono ritrovate concordi nel chiedere alla Corte d’appello, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, di considerare “infondate” e “inammissibili” le eccezioni delle difese e dunque di “passare oltre” questa fase preliminare del procedimento iniziato il 22 settembre 2025.

Nessun potere "straordinario" al promotore dai rescritti

Con denotata verve, il professor Flick ha toccato uno ad uno i punti in agenda a cominciare dai rescritti del Papa che, ha affermato, “hanno tutelato gli interessi primari della Santa Sede” e non hanno conferito alcun “potere straordinario” al promotore di Giustizia dal momento che i suddetti poteri erano “già previsti per legge”. I rescritti non hanno fatto altro che aggiornare un Codice antico come quello vaticano (1913) alle esigenze di una vicenda complessa, ad esempio allargando la facoltà di intercettazione alla corrispondenza telematica.

Le chat

L’ex presidente della Corte Costituzionale ha sollevato anche il tema delle chat tra Ciferri e Chaouqui (dalla quale sarebbe scaturito il noto memoriale di Perlasca con le accuse al cardinale Giovanni Angelo Becciu) e tra Chaouqui e Diddi, sottolineando che tali conversazioni sono state giudicate dalla sentenza di primo grado “irrilevanti ai fini del processo”. Proprio la sentenza, ha evidenziato Flick, “è stata pronunciata sulla base di una mole documentale imponente rinvenuta nell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato”. “Elementi concreti”, ha sottolineato il professore, “oggetto di confronto in tre anni di dibattimento”.

“Mi sembra inutile il tentativo di alcune difese di ricondurre la condanna degli imputati a complotti nei loro confronti”, ha affermato Flick. Oggetto del processo è “l’illecita gestione di una parte consistente del patrimonio della Santa Sede in operazioni finanziarie ad alto rischio, con modalità in contrasto con la corretta amministrazione dei beni temporali della Chiesa secondo le leggi in vigore”.

Il Papa, "fonte insindacabile di potestà legislativa"

Delle chat che “dimostrerebbero asserite manovre per condizionare la libertà morale del teste Perlasca”, ha parlato pure l’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile Ior, il quale ha ribadito “la piena legittimità degli omissis” apposti dal promotore sul materiale acquisito, perché “collegati a esigenze di segretezza investigativa”.

Lipari è tornato pure sulla qustione rescripta, ricordando che il Papa è “fonte insindacabile di potestà legislativa”. In questo quadro non c’è dubbio che il rescritto vada interpretato come atto normativo. Pure Benedetto XVI e Giovanni Paolo II avevano utilizzato questo strumento “per introdurre disposizioni normative”. E Papa Francesco lo ha fatto in riferimento a “tutte le vicende riconducibili alla gestione illecita o irregolare delle risorse della Santa Sede”, fornendo al promotore di giustizia “gli strumenti necessari per intervenire su un complesso unitario di fatti e condotte”. I rescritti, infatti, “sono applicabili non solo alla vicenda del Palazzo di Londra ma anche a ulteriori condotte, altri reati contestati a Becciu, a Crasso e altri”, ha sottolineato Lipari.

Misure cautelari

“Infondata”, secondo lui, pure l’affermazione della difesa Torzi, secondo la quale i poteri conferiti al promotore escludevano l’adozione di misure cautelari (il riferimento era all’arresto del broker in Vaticano il 5 luglio 2020). Se si leggesse con attenzione il provvedimento del 2 luglio 2019, si vedrebbe che il Papa autorizza il pubblico ministero ad “adottare qualunque tipo di provvedimento, anche di natura cautelare”. “La difesa Torzi vuole svuotare di significato un rescritto molto chiaro”, ha puntualizzato il legale.

A chi contestava la mancata pubblicazione degli atti papali, indicandola come uno dei motivi di invalidità, il difensore della parte civile IOR ha ribadito che essa è stata disposta “non per omissione o dimenticanza bensì per esigenze di segretezza”. “In assenza di una disposizione del Papa che richiedeva la pubblicazione, nessuno avrebbe dovuto procedere alla pubblicazione perché avrebbe disatteso una indicazione del Santo Padre e compiuto una ingerenza inammissibile”.

La mancata pubblicazione dei rescritti

Un punto, quest'ultimo, esaminato con ricchezza di dettagli da Paola Severino, difensore della parte civile Segreteria di Stato, che ha voluto anzitutto rimarcare: “Non c’è davvero alcuna ragione per dubitare della indipendenza del Tribunale vaticano che abbiamo invece tutti constatato. Il Tribunale è soggetto, per l’appunto, soltanto alla legge”.

Anche l’ex ministro della Giustizia italiano ha voluto ricordare che “il Papa è il sovrano dello Stato della Città del Vaticano e ha la pienezza dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario”. I rescritti in questione sono dunque “disposizioni normative legittimamente emanate” e “si distinguono da atti amministrativi”. La loro “non pubblicazione” riguarda sia la ragion di Stato che la giustizia sostanziale: “È evidente che una pubblicazione dai possibili riferimenti soggettivi o oggettivi, avrebbe provocato una reazione nei momenti in cui l’indagine era all’inizio”, oltre a “richiamare l’attenzione sul tema” e “violare i diritti soggettivi e i diritti alla riservatezza dell’indagine”. Dunque la segretezza è stata “una saggia decisione”, ha annotato Severino. E, ancora, ha respinto l’accusa che il processo vaticano abbia in qualche modo violato i principi del giusto processo. In merito ha citato i giudici svizzeri esecutori di consistenti sequestri di alcuni degli imputati, i quali hanno confermato: “Le garanzie del giusto processo sono state ampiamente rispettate dalla giustizia vaticana”.

Giusto processo

Bisogna, allora, “stare più attenti” all’utilizzo di certe espressioni come quella dell’avvocato difensore di Torzi, Mario Zanchetti, che ha parlato di un ordinamento giuridico vaticano “fascista”. È stato il promotore di Giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, a fare l’appunto: “Stiamo assistendo ad un processo più che giusto, con un alto numero di udienze e prerogative concesse agli imputati”. Anche il gesto stesso di Alessandro Diddi di astenersi dal processo di secondo grado, a suo dire, “va a vantaggio del fatto che stiamo celebrando un giusto processo”. Il promotore “si è astenuto per ragioni di opportunità e per garantire che questo processo possa andare avanti e concludersi senza alcun vago sospetto, nessun vizio nei giudici e nei magistrati”.

Il "caso Striano"

Zannotti ha poi sollevato un’altra questione: il “caso Striano”. Era emerso sempre ieri negli interventi dei difensori che chiedevano l’acquisizione degli atti del procedimento penale, in corso presso il Tribunale di Roma, contro l’ex luogotenente della Guardia di Finanza accusato di accessi abusivi alle banche dati di personalità pubbliche. Zannotti ha invitato la Corte d’appello vaticana a dichiarare “irricevibili quei documenti, in quanto non solo provengono da un procedimento straniero, ma nulla hanno a che vedere con questioni sui cui stiamo discutendo”. Secondo il promotore aggiunto, infatti, nelle indagini contro Striano “non sono coinvolti operatori del Vaticano”.

La conclusione della sesta udienza è stata affidata ai due promotori applicati: Settimio Carmignani Caridi e Giuseppe Deodato. Il primo ha confutato la tesi per cui i rescritti fossero frutto di una scarsa informazione offerta a Papa Francesco: “Questo processo ha avuto una certa visibilità, è stato noto nel mondo. Per cinque anni è andato avanti mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevano detto una cosa per un'altra, sarebbe intervenuto”. Deodato, invece, circa le chat, ha evidenziato che Diddi ha “correttamente” portato le conversazioni ricevute da Ciferri a conoscenza dell’autorità giudiziaria e delle difese: “Se avesse avuto un interesse contrario, avrebbe potuto non dire assolutamente nulla di queste chat, invece le avete tutte”.

Il processo prosegue domattina con le contro repliche degli avvocati difensori.

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04 febbraio 2026, 17:00